La Corte d’appello di Lecce(Presidente relatore Ettore Nesti, consiglieri Giovanni Surdo e Adele Ferraro) revoca il sequestro disposto dal Tribunale di Lecce nel mese di ottobre della SRL Oxo Games con sede ad Alliste che avrebbe gestito un giro milionario di scommesse e di videogiochi. Contestualmente i militari della Guardia di Finanza avevano proceduto con il sequestro di un patrimonio (una trentina di immobili, quote societarie e conti correnti) del valore di circa 5 milioni di euro, riconducibile ai fratelli De Lorenzis.

È stato così accolto il ricorso degli imprenditori Saverio, Pasquale e Pietro De Lorenzis e degli acquirenti delle quote Simona Carluccio, Gianluca Simeone, Jonata Stamerra, Daniela Piscopiello, Tatiana Nuzzo, Carlo De Vitis, Vito Villa, Marco Librando, Lorenzo Salsetti e Umberto Scotti. Secondo la Procura, la Oxo Games era stata costituita dopo l’emanazione di un’ informazione antimafia interdittiva emessa dalla Prefettura di Lecce nei confronti della SRL M. Slot, di cui erano titolari i fratelli De Lorenzis. Gli originari partecipanti alla nuova compagine sociale erano tutti ex dipendenti della OXO Games o della SRL Minnie (nella cui attività la prima era sostanzialmente subentrata mediante acquisizione del relativo ramo d’azienda).

Dopo l’udienza camerale del 27 novembre secondo quanto disposto dal Tribunale la nuova richiesta di sequestro, non fondata su ulteriori emergenze investigative, si deve ritenere inammissibile. Un provvedimento dettato dal fatto, come si legge nel decreto, che risultano le modalità degli esborsi per degli accrescimenti commerciali della società (Oxo Games) e, specificamente, la provenienza delle provviste (nella parte immediata corresponsione prescindendo dei successivi pagamenti dei canoni di mutuo). In più non sarebbe stata approfondita la verifica della posizione reddituale dei soggetti via via titolari delle quote della Oxo Games, per meglio accertare l’impossibilità di affrontare con mezzi propri le operazioni economiche necessarie la costituzione ed ai successivi incrementi della società. Nel caso concreto l’indagine sulle condizioni patrimoniali richiesta nei confronti degli ex dipendenti delle società gestite dai De Lorenzis è stata effettuata solo con riferimento alla posizione di Fabio Forte, uno dei soci che aveva costituito la società. Da qui la revoca del sequestro.