Il gioco legale in Italia impiega 150.000 addetti e riguarda 18 milioni di giocatori.
Il rafforzamento dell’offerta illegale è il nemico da combattere.

L’industria del gioco legale in Italia impiega oltre 150.000 lavoratori e garantisce un gettito di oltre 10 miliardi di Euro alle casse dello Stato agendo su base di una concessione statale e offrendo la possibilità di giocare in maniera controllata e sicura ai cittadini.

Questa è una delle principali evidenze emerse dal convegno “Homo Ludens, Fare impresa tra gioco e limiti” tenutosi oggi, organizzato dall’Università di Bologna “Alma Mater Studiorum”, Dipartimento di Sociologia e Diritto dell’Economia nell’Aula Poeti di Palazzo Hercolani e coordinato dal prof. Giovanni Pieretti, Direttore del Centro Studi sui Problemi della Città e del Territorio (Ce.P.Ci.T.).

Nell’attuale contesto in cui l’industria del gioco in Italia è al centro di un intenso dibattito politico e mediatico, il convegno ha voluto sottolineare la componente sociale del gioco, approfondendone gli aspetti più significativi e di evidenziare l’esistenza di un’industria che agisce con legalità, generando un indotto importante.

Il dott. Bruno Genetti, Explora-Ricerca e analisi statistica, e la dott.ssa Adele Minutillo, OssFAD – Istituto Superiore di Sanità (ISS), hanno invece offerto una panoramica sociodemografica partendo dall’indagine sul fenomeno del gioco realizzata dall’ISS. Secondo l’Istituto il 36,4% degli italiani adulti, oltre 18 milioni di persone, ha giocato almeno una volta nell’ultimo anno. Il profilo del giocatore medio è un uomo, tra i 40 e i 64 anni, residente nel Centro, che gioca prevalentemente al lotto e alle lotterie.

Il convegno ha lanciato anche un allarme riguardo al rafforzamento dell’offerta illegale, particolarmente attrattiva per i giocatori problematici, rappresentando una attrazione a cui questa categoria si rivolge più del doppio rispetto ai cosiddetti giocatori sociali, un dato che sale al triplo per il gioco online.

La presenza diffusa del gioco illegale è confermata anche dalle numerose inchieste dell’autorità giudiziaria che continuano a portare alla luce l’entità di questo fenomeno (vedi inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria con sequestro vicino al miliardo di Euro).

Riguardo al problema della ludopatia, l’indagine ha rilevato che i giocatori problematici sono il 3% e che la fascia di età 50 – 64 anni è la più rappresentata. È però emerso che nelle diverse aree geografiche l’alta prevalenza di gioco d’azzardo non corrisponde all’alta prevalenza di comportamento problematico.

Gennaro Parlati, Direttore Generale ACMI e Vice Presidente Sistema Gioco Italia, ha delineato l’aspetto imprenditoriale del comparto e ha segnalato come oggi in un contesto molto difficile a causa delle diverse misure implementate dal Governo e dalle istituzioni locali, che stanno portando all’espulsione del gioco legale dai territori.

Claudia Golino, Docente di Diritto dell’economia Università di Bologna, ha quindi ripercorso l’evoluzione normativa ed economica del gioco in Italia, spiegando come la liberalizzazione del mercato a partire dagli anni Novanta del secolo scorso, intensificatasi poi nel nuovo millennio, ha portato a un aumento delle quantità e delle varietà dei consumi e alla riduzione dei prezzi medi di mercato.

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