Il Consiglio di Stato torna sulla vicenda della norma che ha imposto la riduzione del numero degli apparecchi da intrattenimento a vincita installati sul territorio  e le revoche dei nulla osta da parte delle società concessionarie.

In questo caso un gruppo di gestori ricorre al Consiglio di Stato ritenendo illegittimo il silenzio serbato dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli procedesse “con urgenza all’adozione di apposita procedura di portabilità e/o migrazione dei nulla osta di messa in esercizio che consenta, in caso di cessazione degli effetti del contratto con il concessionario (recesso e/o risoluzione), il trasferimento degli stessi titoli autorizzatori/nulla osta di messa in esercizio presso altro concessionario senza il consenso del concessionario che ha comunicato il recesso e/o la risoluzione del contratto;”

impedisse al predetto concessionario “la sottrazione dei nulla osta di messa in esercizio emessi in relazione agli apparecchi di proprietà degli istanti, consentendo, nel contempo, agli istanti, all’esito del recesso dal contratto comunicato dal concessionario, il trasferimento dei predetti titoli autorizzatori in capo ad altro concessionario anche in assenza del consenso di Admiral Gaming Network srl;”

adottasse “gli opportuni provvedimenti di natura sanzionatoria nei confronti del concessionario Admiral Gaming Network srl a fronte della sua condotta, estrinsecata con gli atti di recesso, finalizzata alla sottrazione agli istanti dei titoli autorizzatori mediante l’utilizzo strumentale di una clausola contrattuale (libero recesso);”

verificasse, “a far data dal 1.1.2016 (legge 208/2015, art. 1 comma 922) nei confronti della concessionaria le modalità di gestione/ intestazione dei nulla osta di messa in esercizio acquisiti sino ad oggi dai gestori a seguito della risoluzione e/o recesso dai relativi contratti”.

Il Consiglio di Stato ha ritenuto che l’ADM non sia obbligata a soddisfare le richieste dei gestori.

“I gestori, pur ricompresi tra gli operatori economici che fanno parte della filiera (art. 1, comma 533, lett. c), legge 266/2005) in quanto inseriti negli elenchi predisposti da ADM affinché possano instaurare rapporti contrattuali con i concessionari in base agli artt. 14 e 15 della Convenzione di concessione (20 marzo 2013), non hanno un rapporto diretto con l’Agenzia, rispetto alla quale rimangono soggetti terzi, laddove è il concessionario a rapportarsi in via diretta con essa, come è rilevabile dalla lettura proprio degli articoli 14 e 15 della Convenzione inerenti gli obblighi, particolarmente ampi, dei Concessionari nei riguardi dell’Agenzia”, si legge nella sentenza.

“Infatti, in base agli artt. 14 e 15 della Convenzione di concessione, il concessionario è il soggetto abilitato a “richiedere i titoli autorizzatori … per consentire l’esercizio delle attività di raccolta del gioco lecito tramite gli apparecchi di gioco AWP …” e a “determinare e versare il PREU, secondo le modalità definite dalla normativa vigente nonché dai decreti di AAMS, emanati in corso di concessione”, nonché a “verificare il possesso delle autorizzazioni previste dalla normativa vigente e successive modificazioni, da parte dei soggetti abilitati contrattualizzati”, provvedendo a “collegare alla rete telematica tutti gli apparecchi di gioco AWP per i quali si richiede il nulla osta”.

Conseguentemente, non essendo intervenuto alcun mutamento sotto il profilo della titolarità dei NOE in capo ai concessionari a seguito delle richiamate disposizioni normative inerenti il contingentamento e la progressiva riduzione dei nulla osta di esercizio né essendo venuta meno l’efficacia della Circolare del 1.8.2007 (come invece ritenuto dalle appellanti), il Collegio condivide l’affermazione del Giudice di prime cure in ordine alla mancanza di un obbligo dell’Agenzia di riscontrare l’istanza delle società appellanti, attesa la loro posizione di soggetti terzi rispetto alla stessa”.