Il Consiglio di Stato, con sentenza del 25 gennaio 2019, ha confermato la pronuncia del Tar Lazio concernente affidamento in concessione della realizzazione e conduzione rete per la gestione telematica del gioco mediante apparecchi da intrattenimento, con conseguente risarcimento danni.

“L’appellante- si legge nella pronuncia- , ai sensi dell’art. 21, co. 7, d.l. n. 78/2009 “ha titolo alla prosecuzione della concessione” – i nuovi oneri e/o adempimenti introdotti, come rilevato anche dalla Corte Costituzionale, costituiscono (anche) “una misura minima di ripristino della par condicio dei gestori, del tutto giustificata dalla situazione di vantaggio del concessionario «preesistente» che, avendo aderito alla fase di sperimentazione e avvio a regime di sistemi di gioco costituiti dal controllo remoto del gioco attraverso videoterminali, non ha dovuto sottoporsi alla gara per il nuovo affidamento”.

“Le nuove prescrizioni introdotte dalle norme denunciate, che richiedono il mantenimento di un più elevato indice di solidità economico-finanziaria dell’impresa del concessionario e il suo rispetto per l’intera durata della concessione, o che introducono clausole penali e meccanismi volti a rendere effettive le cause di decadenza dalla concessione, non sono pertanto né palesemente incongrue rispetto alle finalità individuate dal legislatore, né «eccedenti il contenuto e la natura del rapporto» o apportatrici di intollerabili oneri aggiunti.”.

Orbene, ai fini dell’esame del motivo di ricorso, questa Sezione deve innanzi tutto ricordare come gli atti assunti dalla pubblica amministrazione in esercizio di potere tecnico-discrezionale siano sindacabili da parte del giudice amministrativo in sede di legittimità, solo per violazione di legge o per eccesso di potere per manifesta illogicità e/o irragionevolezza, non potendo il giudice amministrativo sostituire una propria valutazione a quella riservata all’amministrazione, pena una non consentita invasione del campo del cd. merito amministrativo.

Tanto precisato, e nei limiti del proprio sindacato giurisdizionale, questa Sezione – preso atto della compatibilità della normativa applicata sia con i principi costituzionali sia con l’ordinamento dell’Unione Europea (così come rispettivamente statuito dalla Corte Costituzionale e dalla Corte di Giustizia) – non rileva la sussistenza dei profili di illegittimità denunciati dall’appellante”, conclude .