Il Tribunale di Roma ha condannato un concessionario a pagare la somma complessiva di € 613.669,90 a titolo di risarcimento del danno, oltre gli interessi, per aver distaccato le slot di un gestore.

Con atto di citazione, un gestore ha chiamato in giudizio un concessionario dinanzi al Tribunale di Roma poiché: aveva stipulato con il concessionario contratti per le attività di raccolta del gioco lecito mediante apparecchi intrattenimento collegati alla rete del concessionario; dopo un periodo in cui erano state adempiute le obbligazioni contrattuali il concessionario, senza alcun preavviso o comunicazione scritta, aveva disconnesso gli apparecchi; alcuni addetti del concessionario si erano recati presso gli esercizi del gestore per intimare la sostituzione dei dispositivi da intrattenimento con altri forniti da un’azienda concorrente; le richieste di riattivazione del servizio rivolte al referente commerciale del concessionario avevano avuto esito negativo, come la diffida ad adempiere, trasmessa tramite posta elettronica certificata; il procedimento di mediazione aveva avuto esito negativo, poiché la controparte non aveva ravvisato le condizioni addivenire alla mediazione; il concessionario aveva negato al gestore la dismissione di due apparecchi, rimasti inutilizzati dopo il distacco dalla rete telematica, e richiesto per non proseguire nel pagamento del canone di noleggio; il concessionario aveva comunicato il rischio di decadenza dai nulla osta di alcuni apparecchi AWP, in caso di mancato tempestivo esercizio tramite collegamento alla rete telematica, evenienza che si era verifica per sei apparecchi AWP, stante il superamento del settantesimo giorno di mancato collegamento alla rete telematica, come il concessionario aveva comunicato; l’esercente aveva contestato la scarsa affidabilità del gestore, a cui aveva attribuito la responsabilità per il mancato incasso giornaliero dall’uso di apparecchi AWP posti nell’esercizio commerciale, non utilizzati in seguito alla disconnessione dalla rete telematica.

Il gestore ha lamentato che il concessionario non aveva osservato i criteri previsti dagli artt. 1175 c.c. e 1375 c.c., né le pattuizioni contrattuali, non avendo ottemperato l’obbligo di comunicare per iscritto la volontà di risolvere il rapporto contrattuale.

Il gestore ha indicato la responsabilità contrattuale ed extracontrattuale del concessionario nella causazione del danno emergente, commisurato complessivamente all’importo di €13.669,90, e assunto che, a causa della disconnessione dall’impianto centrale aveva risentito del danno per aver impiegato la somma di €10.159,50 nell’acquisto di apparecchiature AWP.

Il gestore ha: calcolato un danno patrimoniale da lucro cessante per € 180.000, commisurato all’introito mensile dell’importo di € 12.000, che aumentava, poiché il rapporto contrattuale era ancora “valido e non risolto”, fino al termine di scadenza del periodo contrattuale pattuito; invocato la liquidazione ex art. 1226 c.c. dell’ulteriore “voce di danno da c.d. ‘perdita di chance’, così come stabilito dalle Sez. Un. del 26/1/09 n. 1850, derivante dal mancato conseguimento di tutte quelle occasioni connesse ad una corretta esecuzione del contratto violato”.

Secondo il Tribunale di Roma il concessionario non ha adempiuto le obbligazioni assunte nei confronti del gestore con i contratti e non ha osservato la pattuizione.

«È incontroverso che il concessionario ha distaccato dal proprio impianto centrale il collegamento con i terminali posti negli esercizi commerciali del gestore, utilizzati per lo svolgimento dell’attività di cui ai contratti, e non ha fornito la prova documentale di aver manifestato al gestore la volontà di recedere dal rapporto contrattuale o di risolverlo, nella forma convenzionalmente pattuita.

Si osserva che il concessionario non ha prodotto il testo della lettera raccomandata, né il messaggio di posta certificata o il fax, costituenti le forme previste nella precitata clausola contrattuale, contenuta in entrambi i contratti, e idonea a manifestare la volontà di recedere dal rapporto contrattuale, o per conseguirne la risoluzione. (…)

La mancata adozione da parte del concessionario della comunicazione di recesso o risoluzione del contratto nella forma e nel contenuto pattuiti, comporta l’accertamento del suo inadempimento alle obbligazioni contrattuali, posto in essere mediante il distacco degli apparecchi di gioco in uso all’esercente dai propri terminali centrali, in difetto di tale manifestazione di volontà. (…)

Si osserva che, ove non ravvisata questa decadenza, l’inadempimento addotto dal concessionario per la mancata prestazione di una fideiussione non sarebbe stato ritenuto prevalente rispetto all’inosservanza della pattuizione circa la forma scritta e l’omessa indicazione dell’inadempimento dedotto, la cui sussistenza è necessaria far conoscere al destinatario la ragione posta a fondamento della determinazione di cessare il rapporto contrattuale; (…)

A ciò consegue l’accoglimento della domanda di risarcimento del danno di carattere patrimoniale, avuto riguardo alla somma di € 10.159,50 impiegata dal gestore per acquistare apparecchiature AWP, pacificamente rese inservibili a causa dell’inadempimento (…); a tale importo va aggiunta la complessiva somma di € 3.510,40, pari ai canoni di noleggio di alcuni apparecchi AWP (…); agli importi appena indicati accedono gli interessi al saggio legale ex art. 1284 c.c. dalla data della domanda (…) al saldo.

Il risarcimento da lucro cessante è dovuto e va commisurato all’importo mensile di € 12.000, ricavato dal gestore dall’esercizio mensile dell’attività di gioco lecito interrotta dal concessionario, risultante dagli incontroversi prospetti degli introiti prodotti dalla parte attrice (…) considerate le chiusure degli esercizi commerciali disposte per effetto delle misure sanitarie adottate per fronteggiare la pandemia da Covid-19, va commisurato non all’importo di € 768.000 indicato dalla parte attrice in comparsa conclusionale, ma alla complessiva somma di € 600.000, comprensivo della rivalutazione monetaria secondo gli indici Istat (…).

Nulla è dovuto a titolo di risarcimento del danno non patrimoniale, poiché non ricorrono i presupposti che ne legittimano il riconoscimento, atteso che la società di gestione, cessato il rapporto contrattuale de quo avrebbe potuto proseguire la sua attività stipulando contratto simile con altro concessionario (…)».