Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione Quarta) ha respinto – tramite sentenza – il ricorso presentato contro il Comune di San Giuliano Milanese (MI), in cui si chiedeva l’annullamento, previa sospensiva, dell’ordinanza del Comune con la quale si intimava alla ricorrente la chiusura dell’esercizio con raccolta del gioco lecito mediante apparecchi da intrattenimento.

Si legge: “Rilevato: che la ricorrente ha impugnato l’ordinanza indicata in epigrafe, con la quale il Comune di San Giuliano Milanese, in data 5/3/2020, ordinava la chiusura dell’esercizio commerciale sito in via -OMISSIS-, nel quale si svolgeva attività di raccolta di gioco lecito mediante apparecchi di intrattenimento dall’anno 2017; che la ricorrente deduce l’illegittimità del provvedimento impugnato per: 1) violazione di legge ed eccesso di potere in riferimento agli artt. 2, 10-bis e 21-octies, comma 2, secondo periodo, della l. n. 241/1990; 2) violazione di legge ed eccesso di potere in relazione agli artt. 19 e 20 della l. n. 241/1990, nonché dell’art. 20, comma 8, del d.P.R. n. 380/2001; 3) violazione di legge ed eccesso di potere in riferimento alla l.r. n. 8/2013 e alla delibera reg. n. 1274 del 24/1/2014, nonché, in via gradata, del regolamento comunale per l’apertura delle sale da gioco del Comune di San Giuliano Milanese del 9/3/2009; 4) violazione del principio di proporzionalità e di eguale trattamento, violazione del generale principio del giustificato affidamento del privato ed eccesso di potere; che il Comune si è costituito per resistere al ricorso;

Considerato: che si può prescindere dalle eccezioni processuali di irricevibilità e inammissibilità sollevate dal Comune in quanto il ricorso, come si vedrà, è infondato nel merito; che è provato per tabulas che l’immobile adibito all’attività svolta dalla ricorrente si trova a distanza inferiore a 500 metri dalla scuola di musica “-OMISSIS-”;

– che tale scuola di musica è stata correttamente individuata quale luogo sensibile, ai sensi della vigente legge regionale, “in quanto luogo di aggregazione giovanile, oltre che istituto con finalità educative in campo musicale” (così C.d.S., Sez. I, nel parere n. 136/2019 del 22.5.2019, reso sul ricorso al Presidente della Repubblica presentato dalla ricorrente avverso la nota comunale del 14.2.2017, con la quale si comunicava l’impossibilità di insediare una sala giochi per la raccolta del gioco lecito mediante apparecchi c.d. VLT, nello stabile di via -OMISSIS-, poiché situata entro il raggio di 500 metri da un preesistente luogo sensibile, rappresentato proprio dalla scuola di musica “-OMISSIS-”);

Ritenuto:

– che, pertanto, la ricorrente non può svolgere la propria attività nell’immobile in questione, essendo ciò vietato dalle disposizioni contenute nella l.r. Lombardia n. 8 del 21.10.2013 e nella successiva d.g.r. Lombardia nr. X/1274 del 24.1.2014;

– che il provvedimento impugnato ha, quindi, natura vincolata e non avrebbe potuto avere un contenuto differente;

– che, peraltro, il Comune, successivamente alla trasmissione all’interessata della nota del 12.4.2016 (invocata a proprio favore da parte ricorrente, nella parte in cui comunica che l’immobile di cui è causa “dista più di 500 mt dai luoghi sensibili”), ha evidenziato più volte l’insussistenza dei presupposti per l’apertura della sala giochi de qua (v. note del 14.2.2017 e del 16.2.2017, sub docc. n. 10 e n. 11 della produzione comunale), così impedendo il radicamento in capo alla ricorrente di un legittimo affidamento;

– che anche la nota comunale dell’11.10.2018, che la ricorrente qualifica come mero preavviso di diniego, in realtà lascia intendere chiaramente che ad avviso del Comune l’attività di sala giochi oggetto della SCIA non è consentita nei locali di via -OMISSIS-;

– che, del resto, non può rilevare, ai fini della decisione, la questione circa il perfezionamento o meno del silenzio assenso sulla richiesta di permesso di costruire presentata dalla ricorrente il 9 aprile 2018 (in relazione al quale, peraltro, non è mai stata presentata alcuna azione di accertamento), poiché, come visto, l’attività di cui è causa è comunque inibita in radice dalle richiamate previsioni regionali;

– che non può nemmeno ravvisarsi, nell’operato comunale, una disparità di trattamento rispetto ad altre sale da gioco indicate dalla ricorrente, trattandosi di attività avviate prima dell’entrata in vigore della normativa che ha posto limiti di distanza alle attività in questione;

– che, pertanto, tutte le censure sono infondate e il ricorso va conseguentemente respinto;

Ritenuto che sussistono i presupposti per l’adozione di una sentenza in forma semplificata ai sensi dell’art. 60 c.p.a.;

Ritenuto che le spese del giudizio, liquidate come da dispositivo, devono seguire il criterio della soccombenza, come di norma, nulla dovendosi disporre, peraltro, per la parte non costituita;

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione Quarta), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Condanna la ricorrente alla rifusione delle spese processuali in favore del Comune resistente, liquidandole complessivamente in € 1.500,00 (millecinquecento/00), oltre accessori di legge”.