Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Emilia Romagna (Sezione Prima) ha accolto – tramite sentenza – il ricorso presentato da una società contro Unione Comuni di Sorbara e Regione Emilia Romagna, in cui si chiedeva l’annullamento, previa sospensiva, della determina del responsabile dell’area dei servizi al territorio dell’unione n. 433 del 21/10/2020, avente ad oggetto l’individuazione degli esercizi a cui applicare la L.R. 5/2013 s.m.i. in materia di ludopatie nei comuni appartenenti all’Unione Comuni del Sorbara, con particolare riferimento alla parte in cui contempla l’esercizio commerciale della ricorrente tra quelli ubicati ad una distanza inferiore a 500 metri dal luogo sensibile più vicino e che quindi non potranno continuare ad esercitare nell’attuale collocazione l’attività di sala giochi o sala scommesse; della successiva determina n. 555 del 18/12/2020, con la quale la stessa disciplina è stata estesa ai punti di raccolta delle scommesse (cd. corner) di cui all’art. 38, commi 2 e 4 del D.L. n. 223/2006, conosciute dalla ricorrente in occasione dell’accesso agli atti concesso solo parzialmente a seguito di istanza scaturita dalla comunicazione di avvio del procedimento prot. n. 2330 del 25.01.2021, finalizzato all’adozione di un provvedimento di divieto di prosecuzione dell’attività nella sua sede attuale nel quale è ribadita l’errata ubicazione della sala giochi della ricorrente.

Nella sentenza si legge: “Espone l’odierna ricorrente di esser titolare della sala giochi ubicata in Castelfranco Emilia in (…). In particolare vi è una palestra (…) rientrante nel tassativo elenco dei luoghi sensibili, ma posta a 518 metri dall’ingresso della sala giochi, come da misurazione mediante odometro effettuata da tecnico di fiducia. Con i provvedimenti disposti in attuazione della suindicata normativa regionale l’Unione dei comuni di Sorbara ha effettuato la mappatura dei luoghi sensibili posti nelle vicinanze delle sale da gioco lecito, ricomprendendovi quella gestita dalla ricorrente. (…) Parte ricorrente ha altresì chiesto disporsi verificazione ai sensi dell’art. 66 c.p.a. per l’accertamento della distanza della propria sala giochi dalla palestra (…).

Si è costituita l’Unione dei Comuni di Sorbara eccependo l’infondatezza di tutti i motivi “ex adverso” dedotti, poiché in sintesi: le misurazioni sarebbero state effettuate per ben tre volte in applicazione dell’art. 190 del Codice della Strada oltre che delle istruzioni operative regionali; le misure distanziali imposte in applicazione della normativa regionale sarebbero finalizzate al contrasto alla ludopatia quale vera e propria patologia ovvero alla tutela della salute collettiva, si da poter limitare il diritto di iniziativa economica privata. Si è costituita anche la Regione eccependo l’infondatezza del gravame quanto agli atti legislativi e amministrativi presupposti adottati dall’Amministrazione regionale.

Alla camera di consiglio del 9 settembre 2021 con ordinanza n. 414/2021 la domanda incidentale cautelare è stata accolta “in considerazione del dimostrato pregiudizio grave ed irreparabile derivante dall’esecuzione del provvedimento impugnato, fermo restando la necessità di approfondimenti sul piano fattuale in merito al motivo di gravame inerente le misurazioni delle distanze della sala gioco in questione dai luoghi sensibili di cui alla normativa regionale” (…).

La ricorrente ha depositato integrazione alla relazione tecnica già depositata ed insistito per la fondatezza del primo motivo di gravame, dal momento che a suo dire il calcolo del percorso non dovrebbe computare l’attraversamento del parcheggio ma il perimetro esistente a tutela della sicurezza dei pedoni.

L’Unione, di contro, ha evidenziato come le divergenze esistenti riguardano unicamente il percorso pedonale nell’area di parcheggio immediatamente antistante la sala gioco per arrivare in via (…). A suo dire non sarebbe applicabile l’art 190 del Codice della Strada che riguarda solo la circolazione dei pedoni sulla carreggiata o le piazze, essendo del tutto naturale che all’interno di un parcheggio il pedone possa circolare liberamente ad es. per recarsi a prendere la propria auto.

Il ricorso è fondato e va accolto.

In punto di fatto va rilevato come all’uscita dell’ingresso principale dell’esercizio sala giochi della ricorrente, dirigendosi verso est verso la via (…), vi è un parcheggio con percorso pedonale posto nel relativo perimetro.

Ad avviso della ricorrente il calcolo del percorso pedonale più breve non può non tener contro delle esigenze di sicurezza dei pedoni presidiate dall’art. 190 del Codice della Strada, si che occorre necessariamente percorrere il perimetro del parcheggio senza poter transitare attraverso quest’ultimo, con una distanza così calcolata di 518,4 mt. Al contrario secondo l’Unione Comuni di Sorbara, per dirigersi verso via (…) si potrebbe transitare attraverso il parcheggio essendo tale tragitto più breve ovvero pari a 427 mt. non applicandosi a suo parere il citato art. 190 riferito alle carreggiate e alle piazze ma non ai parcheggi.

Ritiene il Collegio di poter condividere l’assunto di parte ricorrente.

Anzitutto ai sensi del comma 2 bis dell’art. 6 L.R. 5/2013 “Sono vietati l’esercizio delle sale da gioco e delle sale scommesse di cui agli articoli 1, comma 2, e 6, comma 3-ter, della presente legge, i punti di raccolta delle scommesse (c.d. corner) di cui all’articolo 38, commi 2 e 4, del decreto legge 4 luglio 2006, n. 223 , nonché la nuova installazione di apparecchi per il gioco d’azzardo lecito di cui all’articolo 110, comma 6, del R.D. n. 773 del 1931, in locali che si trovino a una distanza inferiore a cinquecento metri, calcolati secondo il percorso pedonale più breve, dai seguenti luoghi sensibili: gli istituti scolastici di ogni ordine e grado, i luoghi di culto, impianti sportivi, strutture residenziali o semiresidenziali operanti in ambito sanitario o sociosanitario, strutture ricettive per categorie protette, luoghi di aggregazione giovanile e oratori”.

La norma posta a base dei provvedimenti impugnati individua dunque quale criterio di calcolo della distanza quello del “percorso pedonale più breve” senza ulteriori specificazioni.

La d.G.R. n. 831/2017 recante modalità applicative del divieto alle sale gioco e sale scommesse e alla nuova installazione di apparecchi per il gioco d’azzardo lecito, ha precisato che la misurazione vada effettuata dall’ingresso considerato come principale rispettivamente della sala giochi o della sala scommesse o dall’esercizio in cui l’apparecchio è installato e quello del luogo sensibile.

Frequentemente il legislatore usa invero richiamarsi al criterio del percorso pedonale più breve, ad es. in tema di distanze tra locali destinati alla vendita dei tabacchi (T.A.R. Lombardia Brescia sez. II, 29 giugno 2020, n. 497) o tra farmacie (ex multis T.A.R. Lazio Roma, sez. II, 7 maggio 2021, n. 5374) dovendosi tener conto dei percorsi di regolare attraversamento delle sedi stradali, non potendosi effettuare detta misurazione basandosi sulla trasgressione, seppure non necessariamente pericolosa, da parte del pedone delle norme del codice della strada per addivenire ad una abbreviazione del percorso (T.A.R. Lazio Roma, sez. II, 7 maggio 2021, n.5374).

L’art. 190 del codice della strada stabilisce a sua volta che “ (1.) I pedoni devono circolare sui marciapiedi, sulle banchine, sui viali e sugli altri spazi per essi predisposti; qualora questi manchino, siano ingombri, interrotti o insufficienti, devono circolare sul margine della carreggiata opposto al senso di marcia dei veicoli in modo da causare il minimo intralcio possibile alla circolazione. Fuori dei centri abitati i pedoni hanno l’obbligo di circolare in senso opposto a quello di marcia dei veicoli sulle carreggiate a due sensi di marcia e sul margine destro rispetto alla direzione di marcia dei veicoli quando si tratti di carreggiata a senso unico di circolazione. Da mezz’ora dopo il tramonto del sole a mezz’ora prima del suo sorgere, ai pedoni che circolano sulla carreggiata di strade esterne ai centri abitati, prive di illuminazione pubblica, è fatto obbligo di marciare su unica fila. (2.) I pedoni, per attraversare la carreggiata, devono servirsi degli attraversamenti pedonali, dei sottopassaggi e dei sovrapassaggi. Quando questi non esistono, o distano più di cento metri dal punto di attraversamento, i pedoni possono attraversare la carreggiata solo in senso perpendicolare, con l’attenzione necessaria ad evitare situazioni di pericolo per sé o per altri. (3.) È vietato ai pedoni attraversare diagonalmente le intersezioni; è inoltre vietato attraversare le piazze e i larghi al di fuori degli attraversamenti pedonali, qualora esistano, anche se sono a distanza superiore a quella indicata nel comma 2.”

Se è vero che il divieto previsto dall’art. 190 del codice della strada di circolazione dei pedoni non riguarda espressamente le aree di parcheggio esso si estende secondo una interpretazione logico sistematica anche ad esse poiché si verificano le medesime situazioni di rischio che fondano tale divieto (vedi Cassazione penale sez. IV, 29 novembre 2017, n. 2342 a proposito del divieto di circolare mediante tavole, pattini od altri acceleratori di andatura sulle carreggiate delle strade e sugli spazi riservati ai pedoni).

La suindicata norma, a ben vedere, non pone un divieto di tipo assoluto di attraversare i parcheggi ma di tipo relativo ove vi siano come nel caso di specie degli attraversamenti pedonali fruibili (in questo senso relativamente ai piazzali al di fuori delle strisce pedonali Cassazione civile sez. VI, 12 gennaio 2021, n. 278).

I provvedimenti impugnati sono invece il risultato di un’applicazione formalistica dell’art. 190 del codice della strada presupponendo la possibilità di attraversamento del parcheggio antistante la sala giochi nonostante la presenza di una situazione di potenziale pericolo, che impone l’uso del percorso pedonale perimetrale.

Ai fini del calcolo del percorso pedonale più breve di cui all’art 6 comma 2 bis L.R. 5/2013 per il calcolo della distanza delle sale giochi e/o scommesse dai luoghi sensibili ivi indicati occorre dunque tener conto delle norme di tutela della sicurezza dei pedoni evincibili dal Codice della Strada oltre che dalle comuni regole di prudenza esigibili, non potendosi effettuare la misurazione basandosi sulla trasgressione, seppure non necessariamente pericolosa, da parte del pedone delle norme del codice della strada per addivenire ad una abbreviazione del percorso.

Alla luce delle suesposte argomentazioni il primo motivo del ricorso introduttivo, di natura assorbente, merita positiva considerazione.

In conclusione il ricorso ed i motivi aggiunti sono fondati e vanno accolti, con l’effetto dell’annullamento dei provvedimenti impugnati nel limite dell’interesse azionato.

Sussistono giusti motivi per disporre la compensazione delle spese di lite, in considerazione anche della novità delle questioni esaminate”.