cassazione
Print Friendly, PDF & Email
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato da una società di gestione contro la sentenza della Corte di appello chiamata ad esprimersi in merito alla richiesta risarcimento danni da parte di una società di gestione nei confronti dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. La società in questione aveva appunto presentato una richiesta risarcimento del danno derivante dalla dismissione di apparecchi da gioco di cui all’art. 110 del TULPS, i quali, malgrado l’intervenuta certificazione di conformità da parte della convenuta in favore dei
produttori delle relative schede, erano risultati irregolari all’esito di accertamento tecnico preventivo.

Il Tribunale di Roma aveva accolto la domanda che successivamente la Corte d’appello di Roma aveva annullato.
Il Tribunale di Roma infatti osservò ” che sussisteva la legittimazione passiva dell’Agenzia in quanto, posto che solo l’Amministrazione poteva procedere al rilascio della certificazione di conformità che rendeva commercializzabili i dispositivi di gioco, la convenzione fra
Amministrazione ed organismo di certificazione non comportava alcun trasferimento di funzioni pubbliche, realizzando solo un appalto di servizi ed operando solo fra le parti la clausola in base alla quale l’organismo di certificazione si impegnava a tenere indenne
l’Amministrazione dalla responsabilità civile verso terzi. Aggiunse, previo rilievo di infondatezza del motivo di appello principale secondo cui mancava la prova di numero, tipologia e proprietà degli apparecchi di gioco avendo l’appellata prodotto le fatture di acquisto delle schede ed i relativi nulla osta, che non sussisteva l’ipotizzata non contestazione dell’irregolarità degli apparecchi perché: il giudizio era stato preceduto da accertamento tecnico preventivo, peraltro ancora in corso quando la convenuta si era costituita, nel quale l’ADM aveva preso posizione critica circa le irregolarità; non era dato riscontrare un
thema pro bandum che non includesse anche la regolarità delle schede; l’irregolarità dei dispositivi non era un mero fatto ma implicava una valutazione tecnica complessa, sicché non
poteva ritenersi gravante sulla convenuta un onere di specifica contestazione (Cass. n. 5299 del 2007 aveva affermato che l’allegazione da accertarsi a mezzo di CTU era sottratta al principio di non contestazione). Osservò quindi che il riscontro, eseguito su pochi
modelli prototipali (perché per alcuni giochi non erano efficienti o disponibili), non aveva rilevato la stessa anomalia del congegno in possesso di CNG, il che dimostrava che l’accertamento dell’anomalia su quest’ultimo non poteva considerarsi sufficiente per affermare l’illegittimità del nulla osta e che quindi per la maggioranza dei dispositivi non vi era certezza circa la riscontrabilità delle anomalie in sede di verifica tecnica da parte dell’organismo certificato, potendo le anomalie essere imputabili a fattori diversi, quali ad esempio la cattiva conservazione o usura del dispositivo di gioco in possesso del gestore.
Aggiunse la corte territoriale che l’anomalia riscontrata per le schede per le quali era stata riconosciuta l’irregolarità (doppia erogazione di vincita, ecc.) era emersa all’esito di una serie di operazioni da parte dell’utente, comprendenti la rapida accensione e spegnimento della macchina mediante interruttore collocato sul retro del mobile di alloggiamento (luogo escluso dall’utilizzo da parte dell’utente), ossia una condotta anomala dell’utente e che la verifica
tecnica da parte dell’Amministrazione era finalizzata ad evitare manomissioni del meccanismo di gioco in condizioni di utilizzo normale e non di comportamento anomalo dell’utente, confermato dalla collocazione del tasto di accensione al di fuori dello spazio riservato ai comandi di gioco.
Dopo circa sei anni interviene la Corte di Cassazione che respinge il ricorso della società di gestione dichiarando inammissibili  i sette punti del ricorso.
I giudici ribadiscono tra l’altro che “La verifica tecnica, oggetto di certificazione, ha ad oggetto

(“,) l’impiego di programmi o schede che bloccano il funzionamento del modello di apparecchio o congegno in caso di manomissione, o in alternativa l’impiego di dispositivi che impediscono l’accesso alla memoria, allo scopo di garantire l’immodificabilità delle caratteristiche tecniche e delle modalità di funzionamento e di distribuzione dei premi. La verifica tecnica ha altresì ad oggetto la segnalazione della manomissione dei dispositivi ovvero dei programmi o delle schede, anche solo tentata. Punto di riferimento della verifica è quindi la manomissione delle modalità di funzionamento del modello di apparecchio o congegno.
Il giudice di merito ha accertato che l’anomalia, laddove riscontrata, era da ricondurre alla rapida accensione e spegnimento della macchina mediante interruttore collocato sul retro del mobile di alloggiamento. La manomissione costituisce azione che presuppone
l’attivazione dell’apparecchio di gioco e dunque il funzionamento dell’apparecchio in condizioni di normali esercizio. Il riferimento nella norma all’impiego di dispositivi che impediscano l’accesso alla memoria conferma la collocazione dell’attività di manomissione al
livello del funzionamento interno del congegno, rispetto al quale accensione e spegnimento risultano essere solo eventi esterni condizionanti il funzionamento, che è l’oggetto vero e proprio della verifica tecnica. La rapida accensione e spegnimento della macchina
costituiscono attività estranea al normale esercizio, come è desumibile dalla circostanza, pure accertata dal giudice di merito, che il tasto di accensione risultava collocato sul retro del mobile di alloggiamento, al di fuori dello spazio riservato ai comandi di gioco.
Trattasi dunque di attività estranea alla manomissione in senso proprio.

Il rilievo trova conferma in quanto disposto dal decreto ministeriale 4 dicembre 2003, «Regole tecniche di produzione e verifica tecnica degli apparecchi e congegni da divertimento ed intrattenimento di cui all’art. 110, comma 6 del T.U.L.P.S.». Il decreto definisce manomissione «l’alterazione od il danneggiamento del dispositivo di controllo di AAMS, dei contatori, dei componenti hardware e software della scheda di gioco o dell’apparecchio di gioco, nonché dei relativi dispositivi di protezione». L’allegato n. 1 del suddetto decreto ministeriale distingue, sul piano degli eventi relativi alle condizioni di normale esercizio dell’apparecchio di gioco, la manomissione dall’accensione e spegnimento, le quali si collocano
così all’esterno della manomissione stessa. Ciò che rileva ai fini della verifica tecnica è l’alterazione, anche solo tentata, dei dispositivi ovvero dei programmi o delle schede e la segnalazione di tale alterazione. L’anomalia derivante dalla rapida accensione e
spegnimento della macchina mediante interruttore collocato sul retro del mobile di alloggiamento non è in conclusione qualificabile come manomissione nei termini previsti dall’art. 38, comma 3, legge n. 388 del 2000″.
Commenta su Facebook