La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di condanna di un esercente che si è visto condannare a quattro mesi per il reato di gioco d’azzardo per aver , nel suo locale, istallato degli apparecchi totem.

Per i giudici della Cassazione una precedente pronuncia della stessa Corte di legittimità “ha affermato il principio secondo cui in materia di apparecchi e congegni di intrattenimento, integra la violazione amministrativa di cui all’art. 1, comma 923, della legge n. 208 del 2015 la messa a disposizione in luoghi pubblici o aperti al pubblico, senza autorizzazione di pubblica sicurezza, di apparecchi del tipo “totem” collegati a
piattaforme telematiche che consentano ai clienti di partecipare ai giochi
promozionali di cui al d. Igs. 9 aprile 2003, n. 70; qualora gli stessi apparecchi
consentano, invece, giochi d’azzardo, trova applicazione la sanzione
amministrativa di cui all’art. 110, comma nono, lett. c) del R.D. 18 giugno 1931,
n. 773 (T.u.l.p.s.) (Sez. 3, n. 30804 del 27/01/2017, Scapin, Rv. 270234 – 01)”.

Nello specifico “qualora gli apparecchi consentano giochi promozionali
rientranti nell’ambito di applicazione del d.lgs. n. 70 del 2003 deve trovare
applicazione la sanzione amministrativa di cui all’art. 1, comma 923, della legge
n. 208 del 2015; qualora gli stessi consentano, invece, giochi d’azzardo, deve
trovare applicazione la sanzione amministrativa di cui all’art. 110, comma 9,
lettera c), del t.u.l.ps.
4. Quanto al caso in esame, deve rilevarsi che dalla sentenza impugnata non
emerge che l’imputata abbia svolto attività di intermediazione illecita nella raccolta
di scommesse (ad esempio, predisponendo conti gioco fittizi, o raccogliendo o
distribuendo denaro) che costituisce condotta punita ai sensi dell’art. 4 bis della
legge n. 401 del 1989, cosi come risulta dall’imputazione che non fa riferimento
ad una attività di intermediazione. Dagli accertamenti effettuati dalla Guardia di
finanza nell’immediatezza dei fatti, si desume, però, che si tratta realmente di un
totem, rientrante nella disciplina delle sanzioni amministrative previste dal R.D. n.
773 del 1931 (c.d. T.U.L.P.S.). Infatti – come ben evidenziato dai giudici di merito
– il macchinario in questione era collegato con le piattaforme on line che
consentivano, mediante l’inserimento di una banconota da C 5, il gioco, tra gli altri,
Videopoker”.