La Corte di Cassazione ha messo la parola fine alla vicenda processuale con la quale alcune aziende di gestione di apparecchi da intrattenimento formulavano una richiesta di danni conseguenti al ritiro dal mercato, disposto dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, di apparecchi certificati e autorizzati ma poi che poi si erano rivelati non conformi.

Nel 2016 la Corte d’appello di Roma, in accoglimento dell’appello proposto dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Stato, e in riforma della decisione di primo grado, ha dichiarato improponibili le domande proposte da tre aziende per la condanna dell’Amministrazione dei Monopoli di Stato al risarcimento del danno da lucro cessante subito per essere state costrette a dismettere apparecchi di gioco (la vicenda riguardava apparecchi Black Slot) , di cui erano divenute proprietarie o noleggiatrici, siccome risultati irregolari in quanto ritenuti intrinsecamente funzionali all’esercizio del gioco d’azzardo, nonostante il nulla osta emesso dall’amministrazione stessa.

Per i giudici della Cassazione ” queste ultime avessero inammissibilmente avanzato le proprie originarie istanze risarcitorie, avendo richiesto il risarcimento del danno da lucro cessante dopo aver rivendicato, in altra precedente sede, il risarcimento del danno emergente derivante dal medesimo fatto dannoso, in tal modo rendendosi responsabili, attraverso il frazionamento del credito risarcitorio scaturito da uno stesso fatto illecito, di un’abusiva attivazione dello strumento processuale, in violazione del generale dovere di correttezza e buona fede e del principio costituzionale del giusto processo di cui all’art. 111 Cost.”.

 

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