La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso contro il provvedimento con cui il Tribunale della libertà di Roma ha parzialmente confermato il decreto di sequestro probatorio in data 5 febbraio 2021 in relazione a fattispecie di cui agli articoli 617 quater e 640 ter codice pena per la manomissione di una scheda di gioco.

“Quanto alla sussistenza di idonea motivazione in punto indizi di reato, deve premettersi che è configurabile il concorso formale tra il delitto di intercettazione, impedimento o interruzione illecita di comunicazioni informatiche e quello di frode informatica, stante la diversità dei beni giuridici tutelati e delle condotte sanzionate, in quanto il primo tutela la libertà e la segretezza delle comunicazioni telematiche, mentre il secondo il regolare funzionamento dei sistemi informatici e la riservatezza dei dati in essi contenuti, di cui contempla l’alterazione al fine della percezione di un ingiusto profitto. (Sez. 2, Sentenza n. 26604 del 29/05/2019 Rv. 276427 — 01; Sez. 5, Sentenza n. 869 del 09/10/2020 – dep. 12/01/2021 – Rv. 280401 — 01). Tale principio è stato affermato da questa stessa Corte proprio in relazione a frode informatica realizzata mediante l’interruzione illecita delle comunicazioni telematiche ed informatiche di un apparecchio “new slot” al fine di modificare al ribasso le percentuali di vincita gestite dalla scheda elettronica, così lucrando dalla manomissione del “software”. Nel caso di specie, le indicazioni in punto sussistenza di indizi contenute nel provvedimento impugnato indicano chiaramente una manomissione della centralina connessa alle comunicazioni telematiche in ordine all’attività degli apparecchi di gioco”.