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(Jamma) La Corte di Cassazione entra nel merito di una procedura che le aziende di gestione di apparecchi da intrattenimento ricorderanno perché effettuata in concomitanza con l’avvio del mercato delle slot.

Si fa infatti riferimento alla specifica categoria degli apparecchi e congegni per il gioco previsti dall’art.110 comma 7 lett.b) del T.U.L.P.S, l’art.14 bis comma 3 bis lett.b) del d.P.R. n.640 del 1972, inserito dall’art.39 comma 11 d.l.n.269 del 2003, convertito nella legge n.326 del 2003, che ha determinato l’imponibile medio forfettario, ai fini dell’imposta sugli intrattenimenti per l’anno 2004, nella misura di euro 2.500, in luogo del maggiore imponibile medio forfettario di euro 4.100 stabilito per gli anni precedenti (dal 2001 al 2003) dal comma 3 lett.b) dell’art.14.

“L’imponibile medio forfettario, determinato in misura ridotta per l’anno 2004- scrive la Cassazione- non deve essere ulteriormente frazionato in base al limitato periodo di utilizzazione consentita degli apparecchi in oggetto, poiché esso già ingloba la circostanza che gli apparecchi da gioco che consentono la ripetizione della partita, previsti dal citato art.110 comma 7 lett.b)T.U.L.P.S., potevano essere utilizzati per un periodo limitato dell’anno, dovendo essere convertiti oppure rimossi e demoliti entro il 31.5.2004, come stabilito dall’art. art.39 comma 7 d.l.n.269 del 2003, convertito nella legge n.326 del 2003. A comprova della correttezza di tale interpretazione, dal raffronto dei commi 3 e 3 bis dell’art.14 bis del d.P.R.n.640 del 1972, si rileva che, nell’anno 2004, la misura dell’imponibile medio forfettario ai fini dell’imposta è stato ridotto (da euro 4.100 ad euro 2.500) soltanto per gli apparecchi di cui all’art.110 comma 7 lett.b) del T.U.L.P.S., soggetti alla dismissione forzosa entro il 31.5.2004, mentre per gli apparecchi da gioco di cui all’art.110 comma 7 lett.a) e c), utilizzabili per l’intero anno, l’imponibile medio forfettario per l’anno 2004 ha subito un significativo incremento rispetto all’imponibile medio degli anni precedenti”.

Così la Cassazione ha respinto il ricorso di una azienda sanzionata dall’AamS per irregolare liquidazione della imposta sugli intrattenimenti.

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