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(Jamma) Legittima la pronuncia di un Tribunale che ha condannato l’imputato alla pena dell’ammenda, per avere, in qualità di titolare di un esercizio pubblico autorizzato all’installazione di apparecchi di gioco, omesso di esporre la tabella dei giochi vietati.
lo ha stabilito la Terza Sezione Penale della Corte di Cassazione.

Per i giudici “uando alla depenalizzazione del reato di cui all’art. dell’art. 665 cod. pen., deveavere, in qualità di titolare di un esercizio pubblico autorizzato all’installazione di rilevarsi a stessa non rileva nel caso in esame, in cui si procede per il diverso reato di cui agli artt. 110, primo comma, e 221, secondo comma, del r.d. n. 773 del 1931.
Questa Corte ha, del resto, più volte ribadito che la mancata esposizione della tabella con
l’indicazione dei giochi proibiti, prescritta dall’art. 110, comma primo, del testo unico di
pubblica sicurezza e disciplinata dall’art. 195 del relativo regolamento d’esecuzione,
continua a essere penalmente sanzionata dall’art. 221 comma secondo del predetto testo
Unico (Sez. 3, n. 48586 del 20/10/2016, Rv. 268194; Sez. 3, n. 24789 del 23/01/2013,
Rv. 257135). Infatti la mancata esposizione in luogo visibile, da parte del gestore di un
esercizio pubblico, della tabella dei giuochi proibiti conserva rilevanza penale anche dopo
la abrogazione dell’art. 635 cod. pen, atteso che la fattispecie, prevista nell’art. 195 del
regolamento di esecuzione del t.u.l.p.s., r.d. 6 maggio 1940 n. 635, e disciplinata dall’art.
221, comma secondo, del citato T.U. (Legge 18 giugno 1931 n. 773), è esclusa dalla
depenalizzazione operata con l’art. 221 bis dello stesso T.U. introdotto dal d.lgs. 13 luglio
1994 n. 480 (Sez. 3, n. 47721 del 28/10/2003, Rv. 226826)”.
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