La Corte di Cassazione respinge il ricorso di un operatore del vercellese contro il provvedimento di sequestro di apparecchi da gioco connessi a Internet. Per i giudici : il Tribunale del riesame ha reso una motivazione solida e “non meramente apparente della sussistenza del grave quadro indiziario a carico dell’indagato per il reato contestato di cui all’art. 4, comma 1 e 4, I. n. 401/1989, escludendo la possibilità di configurare l’illecito amministrativo dell’art. 110 TULPS, come prospettato nella tesi difensiva subordinata. Ed invero gli apparecchi sequestrati non erano annoverabili tra quelli destinati al gioco lecito, essendo stati artatamente modificati nel software per consentire il gioco del poker ed altri giochi d’azzardo; i clienti seguivano una determinata procedura che prevedeva anche l’inserimento della password fornita dall’indagato prima di introdurre le monete o le banconote per giocare; il gestore liquidava le vincite in contanti previa trattenuta di una somma pari al 30%, dopo aver aperto la macchina con una chiave e resettato l’apparecchio”.