Per le attività di intrattenimento, i giochi e le altre attività di cui alla tariffa allegata al D.P.R. 640/1972, l’imposta si applica con l’adozione di un metodo “forfettario”, sulla stessa base imponibile dell’imposta sugli intrattenimenti (Isi), ed è riscossa con le stesse modalità stabilite per quest’ultima.

Partendo da questo presupposto la Cassazione ha annullato una sanzione di oltre 84mila euro contestata ad una azienda che opera nel noleggio di apparecchi da intrattenimento come la maggiore i.v.a. forfetaria connessa all’imposta sugli intrattenimenti per l’anno 2004, ai sensi dell’art. 74, comma 6, d.P.R. n. 633 del 1973. I fatti risalgono al 2003 quanto l’azienda rimosse gli apparecchi da intrattenimento sulla base di quanto previsto dalla normativa allora vigente.

La Cassazione ribadusce che “l’interpretazione letterale dell’art. 74, coma 6,d.P.R. n. 633 del 1972 depone, dunque, nel senso dell’esonero dall’obbligo di dichiarazione ed in coerenza con la lettura ad essa data dal contribuente. Il contrario assunto dell’Agenzia delle entrate si fonda sull’ultimo periodo dell’art.14-quinquies d.P.R. n.640 del 1972, secondo cui «per tutto quanto non previsto dagli artt.14-ter e -quater si applica la disciplina Iva».

Tuttavia, l’inoltro di avviso di accertamento, anziché della cartella discendente da controllo automatico, non è conforme alla disciplina: posto che, se l’ i.v.a. accertata in base alle stesse regole previste per l’i.s.i. ed è determinata in via forfetaria, e se, per il contenzioso i.v.a. in materia, si applica la disciplina del contenzioso i.s.i., l’Ufficio, qualora abbia ritardato ad effettuare il controllo e non abbia emesso la cartella nei termini, non può disapplicare la predetta regola adottando un avviso non previsto e non necessario”.