La Corte di Cassazione torna ad occuparsi dl prelievo erariale unico non versato nel caso di apparecchi scollegati dalla rete. Il caso affrontato dalla  5a Sezione Civile si riferisce ad un controllo eseguito nel 2008 su due apparecchi da gioco istallati in un bar. I due apparecchi risultavano non collegati alla rete. Da qui un avviso di accertamento nei confronti del gestore — proprietario degli apparecchi, del titolare dell’esercizio e della concessionaria di rete.

La Cassazione chiarisce il principio di ‘solidarietà tributaria (da cui trae origine la pretesa dell’Amministrazione nella vicenda in esame essendo pacifica l’identificazione dell’autore dell’illecito), la coobbligazione si àncora ad una condotta diversa rispetto a quella dell’autore dell’illecito’. ‘La ratio che risulta sottesa riflette, invero, la particolare posizione assegnata al concessionario di rete, il quale, anche per i requisiti di cui deve essere in possesso e delle licenze di cui deve essere titolare (ad. 38 I. n. 388 del 2000; art. 14 bis, comma 4, d.P.R. n. 640 del 1972), è il diretto referente per l’Amministrazione ed ha il controllo giuridico degli apparecchi per il gioco lecito per i quali ha ricevuto il nulla osta, sicché egli assume anche una posizione di controllo sulla corretta immissione e sul lecito utilizzo dei macchinari stessi, fonte di obblighi (in vigilando od anche in eligendo) sulla concreta individuazione dei gestori ed esercenti e sulla corretta funzionalità delle apparecchiature. Le stesse considerazioni, del resto, sono coerenti rispetto a coloro che hanno un controllo più “operativo” sui macchinari e, dunque, hanno consentito (o non hanno adeguatamente vigilato) all’illecito. Tale conclusione, inoltre, è congruente anche con quanto affermato dalla Corte Costituzionale (sent. n. 27 del 14 febbraio 2018), che, sia pure con riferimento ad un diverso profilo della disciplina in esame (ed avuto riguardo alle ulteriori sopravvenute modifiche), ha precisato che “le differenze tra il contributo rispettivamente prestato dalla ricevitoria e dal bookmaker alla complessiva attività di raccolta delle scommesse non escludono affatto – ed anzi presuppongono – che entrambi i soggetti partecipino, sia pure su piani diversi e secondo differenti modalità operative, allo svolgimento di quell’attività di «organizzazione ed esercizio» delle scommesse sottoposta ad imposizione”, sicché l’equiparazione a fini tributari “risponde ad un’esigenza di effettività del principio di lealtà fiscale nel settore del gioco”, fermo restando che “nei rapporti interni, i coobbligati in solido rimangono liberi di regolare il riparto dell’onere tributario che il legislatore, con la previsione del vincolo della solidarietà passiva, pone” a loro carico. In tale prospettiva, dunque, deve ritenersi univoca la riferibilità della responsabilità al cd. maggior PREU, ossia all’importo dell’imposta che, per l’attività illecita, è stata evasa, oltre che agli interessi e alle sanzioni. L’art. 39 quater cit., d’altra parte, per come sopra evidenziato, disciplina, in termini onnicomprensivi, condotte di evasione dell’imposta e, per questi importi, in vista di una semplificazione dei rapporti col fisco e di un rafforzamento della garanzia patrimoniale, individua i responsabili principali e quelli solidali. 2.7. Tale interpretazione della norma è conforme ad un orientamento di questa Corte, pur se recente, ormai consolidato (….) che consente di escludere natura sanzionatoria alla disposizione di cui si tratta, la quale ha invece individuato una responsabilità per il pagamento del tributo in capo al concessionario di rete, il quale, se non risponde in via principale quale autore dell’illecito, risponde comunque in via solidale del tributo per la particolare posizione e per i requisiti di cui deve essere in possesso e le licenze di cui deve essere titolare, cosicché è il diretto referente per l’Amministrazione anche in posizione di controllo giuridico degli apparecchi per il gioco lecito per i quali ha ricevuto il nulla osta e di conseguente il controllo sulla corretta immissione e sul lecito utilizzo dei macchinari stessi”.

 

 

Commenta su Facebook