Slot machines e scommesse, nel loro illecito utilizzo da parte della criminalità organizzata, sono state oggetto di studio e di approfondimento della Sezione regionale della Serdegna della Corte dei Conti. Lo sottolinea il Procuratore Regionale Antonietta Bussi.

A proposito della “multiforme natura delle patologie nel sistema delle gestioni pubbliche”, il Procuratore Bussi fa riferimento all’illegale utilizzo dei dispositivi di gioco (slot machines) e le ricadute sulle entrate pubbliche.

Sul fronte delle segnalazioni di fatti di rilevanza erariale, ha costituito oggetto di approfondimento il preoccupante fenomeno di illecito utilizzo, all’interno di esercizi pubblici e di circoli privati, di apparecchi elettronici da giaco e di intrattenimento non autorizzati, scoperti a seguito di più articolata attività di contrasto alla ludopatia. L’ambito è stato oggetto di reiterate analisi anche nelle relazioni della DIA poiché caratterizzate da rilevanti risvolti per aspetti legati a diverse forme di trasgressione delle disposizioni vigenti in materia. In linea generale, sotto il profilo più propriamente contabile, è da registrare che l’omesso riversamento, nella percentuale prevista, delle giocate effettuate presso i dispositivi (cosiddette slot machines), da parte del soggetto affidatario, costituisce nocumento all’erario perseguibile dalla Procura (per la questione, portata dinanzi al giudice nel corso del 2019, si è in attesa dell’esito)“, sottolinea a proposito della attività svolta nel corso del 2019.

Le ipotesi sottoposte al vaglio di questa Requirente documentano indubbiamente il richiamo esercitato dal business del gioco illegale e delle scommesse, tenuto conto dei profitti generati dalle relative attività, spesso impiegate come tramite per flussi finanziari vietati, in analogia con quanto rilevato in altre parti del territorio nazionale.

Soggetto a verifiche è l’uso di congegni in assenza di titolo abilitativo, ove il mancato collegamento alla rete telematica (rete ADM), in violazione di legge, altre a vanificare il servizio pubblico di prevenzione e di repressione dell’impiego illegale dei dispositivi, impedisce l’immediato accertamento degli importi riscossi dal gestore, da riversare secondo le regole generali relative al maneggio di denaro pubblico alla competente amministrazione statale. Di rilievo, nell’argomento, è anche la pronuncia delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione intervenuta nel 2019 (sentenza n. 14697), con la quale è stata riconosciuta la qualifica di agente contabile al concessionario incaricato dell’attivaziane e della conduzione operativa della rete informatica pubblica, destinata alla gestione del gioco lecito mediante gli apparecchi di cui all’art.110, comma 6 (T.U.L.P.S.), tenuto, in quanta tale, alla presentazione del conto giudiziale, al fine di assicurare la corretta contabilizzaziane del flusso di denaro proveniente dalle giocate, trattandasi di somme di diretta appartenenza pubblica, raccolte nell’esercizio dei compiti di riscossione di entrate“, conclude.