Una inviolabile libertà di scelta purché tutelata da normative moderne e di buon senso al passo coi tempi. Riassume così il suo pensiero Fabio Bodini, operatore del comparto del gioco legale piemontese a proposito della querelle di questi giorni sul voto alla pdl di modifica alla norma regionale che annullerebbe l’effetto retroattivo della stessa.

“Anche in periodo di pandemia, e forse proprio per questo, il problema del gioco d’azzardo (quello legale, bene inteso), fa discutere non solo le sue “proverbiali” caratteristiche ma anche perché anche questo tipo di intrattenimento implica a monte un processo imprenditoriale, e ovviamente con tutte le ricadute in fatto di occupazione che coinvolgono migliaia di operatori, spesso con famiglia a carico”, scrive Bodini.

“Detto per inciso, nessuno vuole obbligare il pubblico al gioco giacché per antonomasia fa parte della storia sin dai suoi primordi: dall’esigenza di svago a quel più “raffinato” della competizione e, ovviamente, includendo una posta in gioco. Va da sé che in qualunque contesto debbono prevalere il buon senso ed una obiettiva capacità di conoscere i propri limiti, superati i quali il gioco stesso può trascendere in una sorta di vizio… a volte senza fine. Ma mai come in questo periodo il gioco d’azzardo, soprattutto in Piemonte, rappresenta un fenomeno sociale di particolare rilievo, i cui effetti sono per la verità a macchia di leopardo, tantè che molte regioni del nostro Paese risultano essere più “tolleranti”, non perché più ‘buone’ ma perché dotate di quel granu salis che consiste nell’usare il sistema della bilancia, ovvero si opta per una decisione laddove prevalgono il buon senso e la razionalità.

Per contro, bisogna fare i conti con la Regione Piemonte che da alcuni anni si è in qualche modo “accanita” promulgando una propria legge per mettere al bando il gioco, in particolare le slot machine (AWP). Ritengo essere una sorta di cocciutaggine da parte di quei politici sostenitori in tal senso, in quanto  a mio avviso sottovalutano (e non poco) il lato opposto del problema, ossia la forza occupazionale che si va depauperando sempre più e, come se non bastasse, lasciando (sia pur indirettamente) un notevole ed incontrollabile margine di spazio al gioco illegale. Ora, se per le proprie convinzioni politico-ideologiche si vuol continuare a penalizzare un categoria dal discreto impatto in tema di redditività ed occupazione, gli effetti ulteriormente negativi non tarderanno a farsi sentire e, le relative responsabilità, saranno facilmente individuabili…

Quello che a mio parere occorrerebbe fare, è mettersi a tavolino e in modo sinergico fra le parti e studiare una strategia più equa e razionale per regolarizzare meglio il gioco che per definizione è libero, proprio perché privo di ogni costrizione; ma purtroppo al momento c’è poca volontà soprattutto in Piemonte. Infine, per coerenza si tenga presente che lo Stato promuove determinati giochi per i quali, ovviamente, è in palio il denaro e grazie proprio a questi, si erge ad “esattore” di cospicue somme ogni anno… non badando troppo ad eventuali conseguenze che in taluni casi possono derivare.

Dunque, il gioco: virtù o debolezza? Forse il confine è molto sottile, ma sta di fatto che sia i “politici-censori” del Piemonte che dello Stato, restano i principali “attori” di un copione che non ha bisogno di repliche, ma di una politica innovativa da costruirsi sulle basi della obiettività e con eventuali soluzioni salomoniche. Solo così, a mio modesto avviso, anche questa categoria può continuare ad esistere, come pure quella degli amatori nel pieno diritto delle libertà di scelte, proprio quella del gioco…”, conclude Bodini.