Una perla, l’ennesima pubblicata su quello che ormai a tutti gli effetti si erge a manifesto dei  no-slot, offre l’occasione per una breve riflessione su una pratica ormai largamente diffusa: scrivere di cose di cui non si sa nulla.

Sul gioco, e in particolar modo sulle slot, tale pratica sembra aver trovato dei veri e propri professionisti, alcuni dei quali godono anche di una certa stima tra gli esponenti dell’attuale governo.

Nell’ultima chicca, che ci aspettiamo venga presto ripresa da un noto quotidiano cattolico, si grida allo scandalo per il fatto che nell’ultimo decreto ‘Cura-Italia‘, misure per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da Covid-19, siano state incluse misure a favore del settore dei giochi.

“Come ci segnala un autorevole commercialista: ‘Anche durante la fase di emergenza dettata dal Covid-19 le istituzioni hanno e continuano ad agevolare il settore del gioco d’azzardo. Privilegiandolo rispetto ai cittadini e alle imprese “normali”. Per tutti vi è stata una sospensione dei versamenti fino al 30 giugno e si possono eventualmente rateizzare le imposte fino ad un massimo di 5 rate mensili per i signori dell’azzardo le rate sono prolungate a 8”, scrive un giornale normalmente votato ad occuparsi di terzo settore e questioni sociali.

Così i male informati sono due: il noto commercialista e il giornalista.

Sarebbe bastato infatti leggere meglio il decreto legge per capire che rispetto la prima proroga, quella del versamento del prelievo erariale, è un provvedimento dovuto visto che “per effetto dei vari DPCM succedutisi nei mesi di febbraio e marzo per far fronte all’emergenza legata alla COVID-19, sarebbe divenuta difficile, se non impossibile, la raccolta di gioco pubblico sia per la chiusura di sale giochi, sale con apparecchi da intrattenimento, bar e altri esercizi pubblici, sia per la restrizione della circolazione sul territorio che impedisce il prelievo di contante dagli apparecchi. L’articolo in esame dispone pertanto una serie di sospensioni e proroghe di versamenti al fine di consentire agli operatori della filiera del gioco e ai concessionari di Stato di fronteggiare la carenza di liquidità connessa all’emergenza,evitando, di conseguenza, ricadute negative sull’occupazione”.

Volendola scrivere semplice semplice, se vi fosse sfuggito da due mesi non si può circolare, l’accesso nei bar è vietato, le imprese che operano nella gestione degli apparecchi da gioco non possono svolgere la loro attività. Ergo: chi raccoglie gli incassi? Le imposte in questione si riferiscono infatti non a quelle previste per tutte le attività economiche, ma è un prelievo in percentuale sulla raccolta. Speriamo che il concetto non sia così difficile da comprendere.

La seconda scandalosa ‘proroga’ si riferisce ai canoni di concessione dovuti dalle sale Bingo. Si fa riferimento ad un articolo della legge di stabilità 2014 (legge n. 147 del 2013), in materia di concessioni di gioco per la raccolta del Bingo, che dispone che l’Agenzia delle dogane e dei monopoli proceda entro il 30 settembre 2020, con un introito almeno pari a 73 milioni di euro, a una gara per l’attribuzione di 210 concessioni per il predetto gioco. Signori esperti e noti commercialisti: dall’8 marzo scorso le sale Bingo sono chiuse! Facciamogli anche pagare il canone di concessione dovuto per ritardi dello Stato che non ha ancora indetto una gara!

La domanda che si pone il disinformato giornalista è: Che senso ha in una situazione generale di emergenza pensare e prevedere delle norme speciali per un settore?

Quella che ci poniamo noi invece è questa: Ma non avrebbe più senso occuparsi di cose che si conoscono?