Il Tar Sicilia ha respinto – tramite sentenza – il ricorso presentato contro il Comune di Gela (CL) in cui si chiedeva l’annullamento del provvedimento unico con cui il Comune ordinava ai sensi dell’art. 110, comma 10 Tulps la chiusura immediata per quindici giorni dell’attività di somministrazione-bar con annessi videogiochi relativa all’esercizio commerciale (…).

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Si legge: “Occorre premettere che la ricorrente indicata in epigrafe è titolare di licenza amministrativa per l’attività di somministrazione-bar con annessi videogiochi all’interno del proprio esercizio commerciale (…).

La medesima ha esposto che all’esito dell’accesso nei locali del proprio esercizio commerciale veniva redatto da alcuni funzionari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, in data 13 febbraio 2014, processo verbale di constatazione e contestazione della violazione amministrativa di cui all’art. 110, comma 9, lett. c) del D.P.R. n. 773/1931 (Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza-Tulps), essendo stata ivi riscontrata la presenza di un apparecchio di gioco di cui all’art. 110, comma 6 Tulps privo dei requisiti tecnici previsti dall’art. 2, comma 2 bis e 7/b del D.D. 19.09.2006 (nella specie, l’apparecchio era risultato sprovvisto del dispositivo elettronico di protezione anti-tamper e relativa copertura del contenitore della scheda di gioco).

La ricorrente ha precisato di avere inviato tempestivamente all’Amministrazione interessata motivate note difensive ai sensi dell’art. 18 L. 689/1981 con le quali contestava l’esistenza dell’illecito amministrativo a lei imputato per la carenza dell’elemento soggettivo, sottolineando il carattere semi-occulto del vizio e l’impossibilità per la titolare della licenza di accorgersi della mancanza dei requisiti tecnici della macchina da gioco rilevati dai funzionari verbalizzanti in sede di accesso.

Ha quindi esposto che, nonostante alle predette note non avesse fatto seguito l’adozione né dell’ordinanza-ingiunzione né di un provvedimento espresso di archiviazione, la stessa si vedeva notificare in data 12 gennaio 2016 il provvedimento unico n. 3 del 5.01.2016, a firma del Responsabile SUAP Ing. Lombardo, con cui il Comune di Gela ordinava, ai sensi dell’art. 110, comma 10 Tulps, la chiusura immediata per quindici giorni dell’attività di somministrazione-bar con annessi videogiochi relativa all’esercizio commerciale (…).

Contro il provvedimento in questione è insorta la ricorrente, articolando i seguenti motivi di censura: 1) violazione dell’art. 7 L. 241/1990, per la mancata comunicazione di avvio del procedimento e l’assenza di motivazione sulle ragioni di urgenza atte a giustificare tale omissione; 2) violazione dell’art. 110, comma 10 del r.d. n. 773/1931, sotto il profilo dell’incompetenza del dirigente, per essere invece competente il Sindaco, ad adottare il provvedimento di sospensione della licenza in base alla norma richiamata; 3) violazione di legge in relazione all’art. 110, comma 10 Tulps, dal momento che il provvedimento di sospensione è stato adottato in mancanza di un accertamento definitivo dell’illecito di cui all’art. 110, comma 9 (illecito in ogni caso insussistente per la sopra rilevata carenza dell’elemento soggettivo).

Il Comune di Gela, pur ritualmente evocato, non si è costituito in giudizio.

All’udienza pubblica del 23 giugno 2020, la causa è stata trattenuta per la decisione ai sensi dell’art. 84, comma 5 del d.l. n. 18/2020.

Con riferimento al primo motivo di censura, occorre rilevare che la ricorrente, nel prospettare la violazione delle garanzie partecipative, non ha indicato gli elementi che, se introdotti in fase procedimentale, avrebbero potuto influire sul contenuto finale del provvedimento, con conseguente insufficienza della dedotta violazione delle regole procedimentali a provocare l’annullabilità del provvedimento finale (v. ex multis Cons. Stato, sez. V, 5 giugno 2018, n. 3399).

Quanto al secondo motivo di ricorso, il Collegio rileva che, contrariamente a quanto affermato dalla ricorrente, il provvedimento impugnato è stato emanato dal Comune e per esso dal responsabile dello Sportello Unico per le Attività Produttive non nell’esercizio delle funzioni statali in materia di ordine e sicurezza pubblica a cui il Sindaco sovrintende nella qualità di ufficiale di Governo ai sensi dell’art. 54 Tuel, bensì nell’esercizio delle competenze in materia di polizia amministrativa trasferite all’ente locale dall’art. 19 del d.p.r. 616/1977.

La disposizione da ultimo indicata, sotto la rubrica “Polizia amministrativa”, prevede infatti che “Sono attribuite ai comuni le seguenti funzioni di cui al testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni”, tra le quali al n. 8) viene menzionata, per quanto di interesse, “la licenza per alberghi, compresi quelli diurni, locande, pensioni, trattorie, osterie, caffé o altri esercizi in cui si vendono o consumano bevande non alcooliche, sale pubbliche per biliardi o per altri giochi leciti, stabilimenti di bagni, esercizi di rimessa di autoveicoli o di vetture e simili, di cui all’art. 86”.

Visto che il gravato provvedimento di sospensione è stato adottato nell’esercizio di attribuzioni proprie del Comune in materia di polizia amministrativa, tale competenza, pur intestata ancora formalmente in capo al Sindaco dall’art. 110, comma 10 Tulps, deve intendersi adesso riconducibile alla dirigenza alla luce del vigente ordinamento degli enti locali di cui al d.lgs. 267/2000, senza che possa in contrario invocarsi la riserva di competenza stabilita in favore del Sindaco dall’art. 107, comma 4 Tuel per le attribuzioni disimpegnate dal vertice dell’ente locale nelle materie di competenza statale quale ufficiale di Governo ai sensi dell’art. 54 Tuel.

In tal senso ha opinato, con argomentazioni che questo Tribunale ritiene più che condivisibili, il T.A.R. Campania-sede di Napoli con la sentenza 14/04/2008, n. 2192, osservando che: “Il potere sanzionatorio di cui al comma 10 dell’art. 110, espressamente attribuito al ‘sindaco competente’, rientra tra le competenze in materia di polizia amministrativa che con l’art. 19 del DPR 616 del 1977 sono state trasferite agli enti locali, e che pertanto non sono esercitate dal sindaco in qualità di ufficiale di Governo ma in qualità di rappresentante legale dell’ente comunale. Tali competenze, peraltro, devono ritenersi attualmente riconducibili alla dirigenza, in virtù dell’art. 267 del TUEL. Diversamente deve dirsi per la misura contenuta nella disposizione di cui all’art. 110 comma 11 t.u.l.p.s. in materia di violazioni delle disposizioni concernenti gli apparecchi per giochi d’azzardo (sospensione della licenza dell’autore degli illeciti per un periodo non superiore a tre mesi), la quale appare invece riconducibile ai provvedimenti cautelari, finalizzati alla tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza dei cittadini, e non ai provvedimenti sanzionatori (Consiglio Stato , sez. IV, 14 ottobre 2005 , n. 5802)”.

Il motivo sub 2) deve essere, pertanto, disatteso in quanto infondato.

Con il terzo motivo la ricorrente denuncia, poi, la violazione dell’art. 110, comma 10 Tulps sotto un duplice profilo: da un lato, evidenzia l’insussistenza dell’illecito amministrativo di cui all’art. 110, comma 9 per mancanza di prova dell’elemento psicologico (dolo o colpa) dell’illecito in capo alla parte ricorrente, stanti l’incolpevole ignoranza da parte di quest’ultima che l’apparecchio non fosse a norma e l’assenza di manomissione; dall’altro, la non definitività del verbale del 13.02.2014 con cui le era stata contestata la violazione dell’art. 110, comma 9 Tulps, verbale al quale non ha fatto seguito né l’emanazione dell’ordinanza-ingiunzione né un accertamento dell’infrazione mediante sentenza passata in giudicato.

Il presente motivo non può essere accolto su nessuno dei due profili dianzi accennati. A questo riguardo, se da un lato deve convenirsi col Tribunale partenopeo che “sussiste la competenza dell’Amministrazione Comunale ad irrogare la sanzione della sospensione dell’attività, nei limiti previsti dall’art. 110 T.U.L.P.S., anche qualora non sia ancora intervenuta una sentenza di condanna del G.O. che abbia accertato in via definitiva il compimento dell’infrazione amministrativa, per la semplice considerazione che l’autorità amministrativa, competente al rilascio dell’autorizzazione, deve in ogni tempo disporre anche del potere di controllo e di sanzione – previsti per legge – nei confronti del titolare, laddove abbia riscontrato la commissione di illeciti amministrativi” (T.A.R. Campania-Napoli, sez. III, 21/08/2019, n. 4379), dall’altro e in via assorbente occorre sottolineare che la sospensione dell’attività di somministrazione disposta dal sindaco ai sensi dell’art. 110 r.d. n. 773 del 1931 ha finalità di prevenzione e non può essere considerato alla stregua di una sanzione accessoria a quella amministrativa: pertanto la sua irrogazione non presuppone l’accertamento dell’illecito amministrativo di cui al medesimo articolo né il dolo o la colpa del titolare dell’autorizzazione sospesa, fondandosi sull’oggettivo presupposto della presenza, nel locale, di apparecchi per il gioco non conformi alle disposizioni regolanti la materia (in questi termini T.A.R. Lombardia-Milano, sez. IV, 16/02/2006, n. 412 sebbene con riferimento a quel che al tempo era configurato dall’art. 110 Tulps come reato contravvenzionale, oggi depenalizzato e sostituito da sanzione amministrativa pecuniaria).

Alla luce di quanto sopra, il ricorso va quindi rigettato.

Non occorre statuire nulla sulle spese di lite, attesa la mancata costituzione dell’amministrazione intimata.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia (Sezione Terza), definitivamente pronunciando, rigetta il ricorso, come in epigrafe proposto.

Nulla sulle spese del giudizio”.