«A mio avviso, – commenta l’avvocato Cino Benelli – la recente ordinanza del T.A.R. Veneto rischia di creare problemi non soltanto agli operatori di gioco ma anche alla stessa Regione ed agli Enti locali.

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Infatti, la non uniformità degli orari di funzionamento degli apparecchi produce fenomeni di pendolarismo dei giocatori da un Comune all’altro – fenomeni stigmatizzati dalla stessa giurisprudenza amministrativa – e che, in “Era Covid”, destano un particolare allarme sociale.

Si rischia di vanificare a colpi di ordinanze sindacali – talvolta immotivate, non precedute da alcuna istruttoria ed emanate al solo fine di acquisire facili consensi in un certo elettorato o per porre fine a sterili polemiche emerse in sede di consiglio comunale – l’esigenza di omogeneizzazione degli orari e, pertanto, non soltanto quanto stabilito dall’intesa in sede di conferenza unificata il 7 settembre 2017, ma anche e soprattutto la lettera e lo spirito della L.R. Veneto n. 38 del 10 settembre 2019 che è chiaramente orientata nel senso della (quanto meno tendenziale) uniformità del regime orario.

L’art. 8, comma 1 recita infatti “per rendere omogenee sul territorio regionale le fasce orarie di interruzione quotidiana del gioco, secondo quanto previsto dall’intesa sottoscritta ai sensi dell’articolo 1, comma 936, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato di cui al comma 1”.

In claris non fit interpretatio: nelle cose chiare non dovrebbe essere consentita interpretazione ma, trattandosi di gioco pubblico, è sempre consigliato un nitore cristallino anche in ragione del clamore mediatico che inspiegabilmente ormai da anni suscita qualsiasi iniziativa riformatrice o di semplice razionalizzazione.

Cosicché, a mio avviso, – conclude Benelli – al fine di evitare l’insorgenza delle suddette problematiche salvaguardando nel contempo l’autonomia comunale (che, opinabilmente o meno, risulta espressamente tutelata dalla deliberazione di Giunta regionale 30 dicembre 2019 n. 2006), sarebbe auspicabile da parte della Regione Veneto un chiarimento interpretativo in modo da precisare che:

1) gli orari sono quelli stabiliti dalla Giunta regionale con deliberazione 30 dicembre 2019, n. 2006;

2) a questi orari i Comuni devono attenersi, salvo che non venga riscontrata sul loro territorio, a seguito di un’istruttoria rafforzata eseguita in coordinamento con l’Ufficio territoriale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e le Aziende ULSS, una situazione “epidemiologica” tale da consentire loro, mediante ordinanza sindacale di cui all’art. 50, comma 7 T.U.E.L., di discostarsi dagli orari fissati dalla suddetta deliberazione regionale».