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(Jamma) – Se rendere sempre più difficile l’incontro tra domanda e offerta di gioco fisico fosse stato il compito di governo di cui doveva farsi carico il Ministero delle Finanze, il voto meritato a nostro giudizio dal Governo uscente sarebbe quello massimo raggiungibile.

Già con i primi governi e i primi provvedimenti la maggioranza di centro sinistra è stata più che chiara sulla volontà di penalizzare l’industria dei giochi, forse non sapeva nemmeno che l’inconcludenza e l’incapacità amministrativa dimostrata in questi anni avrebbero fatto molto più delle azioni mirate ed effettivamente volute.

Se poi qualcuno, a Parlamento sciolto, ancora viene a raccontarci di accordi in Conferenza Unificata, di decreti attuativi, di regole tecniche di produzione, di riduzione degli apparecchi … ci lascia con lo stesso sentimento con cui ascoltiamo tutte le promesse in campagna elettorale.

Intanto la domanda di gioco non è diminuita ma si è effettivamente allontanata dall’offerta regolamentata, in particolare da quella fisica delle slot per approdare ad altre proposte non tutte lecite o controllate. E questo non è un risultato nella lotta al gioco d’azzardo patologico.

Ma di società, patologie e considerazioni relative preferiamo non parlare, lasciamo il campo ai tanti intellettuali impegnati nel contrastare la slot, così da permettere loro di riflettere sui risultati raggiunti anche grazie al loro impegno.

Evidenziamo, invece, ancora una volta la situazione degli street operator italiani, i terzi incaricati della raccolta, e della loro industria, che nella confusione delle nuove regole si è deciso di espellere dal sistema lecito di distribuzione dei giochi.

Che cosa potranno fare questi piccoli imprenditori?

Senza alcun dubbio cercheranno di resistere nei tribunali, sono appena cominciati i contenzioni sulle modalità di riduzione delle slot che vanno ad unirsi a quelli sui 500 milioni, sulla riduzione degli orari e delle distanze, sulla rottamazione obbligatoria… ma questo è appunto cercare di resistere, per sopravvivere serve altro.

Servono idee, idee che non si possono trovare in altri Paesi del mondo, idee che permettano di superare questo trend di crisi che vede, in moto fisiologico, la domanda fisica spostarsi rapidamente verso le proposte online o verso quelle forme di gioco veicolate con moderna tecnologia.

Se c’è una certezza, negli anni del blockchain e delle monete virtuali, che il coin-op appare qualcosa di datato, che l’Amusement è obbligato a superare il sistema classico del coin e l’inquadramento al comma 7 dell’art. 110 del TULPS se vuole arrivare sul mercato con proposte interessanti e sollecitare l’attenzione dei Millennials.

VR, realtà aumentata, ologrammi, sono solo termini per indicare tecnologie che dovranno essere implementate in una rinata proposta fisica, conviviale e integrata con l’offerta fruibile online, sia nell’Amusement che nel gioco a piccola vincita.

A fronte di leggi avverse alla distribuzione concessoria, riemerge per fortuna una timida richiesta di mercato per l’apparecchio dell’Amusement, purché innovativo e moderno.

A questo dato positivo – esistenza di un mercato nonostante tutto, che dovrebbe rappresentare un ulteriore stimolo verso la ricerca di nuove soluzioni di offerta – gli imprenditori dovrebbero cercare di rispondere rincorrendolo,  provandoci in tutti i modi.

Accogliamo con favore, in questa ottica, l’attività di IEG, gli organizzatori di Enada Primavera, che mettono a disposizione degli operatori per la prossima edizione della Fiera una piattaforma di contatto con delegazioni di buyer esteri (Aree geografiche di provenienza: Austria, Croazia, Slovenia, Serbia, Montenegro, Bulgaria, Romania, Cipro). Si tratta di un’opportunità a costo zero per le aziende espositrici, completamente a carico di IEG che metterà gratuitamente a disposizione il servizio di interpretariato.

Ma cercheremo di promuovere comunque tutte quelle iniziative in favore degli operatori dell’Automatico e verso una ripresa del mercato fisico dei giochi.

Ritornando al tema delle promesse elettorali, è chiaro che non c’è nulla di buono per i giochi e sappiamo che il destino degli operatori dipende esclusivamente dalla loro capacità di innovare e rivoluzionare il settore.

Sperare in una legge di riordino che aggiusti tutto è come scambiare l’incubo per il sogno. E nell’incubo ancora si sente forte la voce di tutti coloro che in questi anni ci hanno spiegato della necessità del riordino.

m.b.

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