Print Friendly

(Jamma) – “Un progetto di legge in cui si propone l’adozione del “distanziometro a 500 metri” su scala nazionale, unitamente alla conferma/rafforzamento delle prerogative comunali, sia in tema di orari di gioco, che sotto il profilo dell’individuazione di ulteriori luoghi sensibili, mira ad ottenere il medesimo effetto espulsivo del gioco legale che una norma neo-abolizionista provocherebbe” scrive in una nota AsTro in merito al progetto di legge presentato dal senatore Giuseppe Lumia (Pd).

“La differenza tra divieto tout court e divieto quasi ovunque (dove nel quasi nulla si può installare o insediare) è infatti inesistente. Come si sono sempre rispettati, benché non condivisi, i propositi neo-abolizionisti nella forza politica I.D.V., così, oggi, AS.TRO non esita a rispettare l’ulteriore posizione politica che oggi si affaccia sullo scenario del dibattito sul gioco lecito, benché se ne rimarchi la reale natura (espulsiva e non regolatoria), unitamente alla “persistente” criticità che tutte le similari opinioni presentano.

Il gioco lecito può essere abolito solo se agli italiani che pagano le tasse “si toglieranno” altri 15 miliardi di euro l’anno, equivalenti alla fiscalità integrata (prelievi e fiscalità aziendale e contributiva) garantita dal “gioco pubblico”, ed oggi “trainata e sostenuta” dal circuito degli apparecchi leciti.

Senza questa “accortezza contabile”, l’abolizione del gioco lecito (ovvero la sua marginalizzazione al di fuori di un distanziometro che copre il 95% dei suoli urbani) è alla medesima portata di mano dell’abolizione della guerra, della fame, delle malattie.

L’accortezza, ma anche la “verità ai cittadini” sui numeri della finanza pubblica è una esigenza primaria per il nostro Paese, soprattutto in presenza di un Governo che, nel giro di soli 30 giorni, ci rappresenta la “manovrina” come sacrificio necessario per evitare l’aumento dell’IVA, e prima ancora che la stessa sia approvata già preannuncia che – purtroppo – altri 20 miliardi di soli aumenti IVA dovranno essere messi in preventivo per il prossimo autunno. Con siffatta modesta dimestichezza sulla gestione dei flussi di finanza pubblica è lecito pertanto PRETENDERE che chiunque parli di “contrarre, quasi-abolire, a addirittura abolire del tutto”, una posta di bilancio statale, si premuri preventivamente di mostrare le “entrate compensative”, e spiegarle agli italiani.

A margine di tutto ciò, poi, una piccola considerazione su quel profilo così “fastidioso” per il Governo, ovvero quel “lavoro” che noi nostalgici ancora pensiamo come qualcosa su cui aggrappare la dignità della persona e la nascita di famiglie per bene e fiscalmente contribuenti.

Quando una proposta di Legge arriva persino a superare – nella sua portata azzerante di una categoria di imprenditori che danno lavoro a tante decine di migliaia di persone – la “famigerata proposta sul riordino delle AWP”, allora ci si chiede: dove è finita quella “propensione popolare” che le forze di Governo dovrebbe annoverare sempre come caratteristica (quantomeno per necessità e/o esigenza “funzionale”) ? I lavoratori del comparto sono come gli altri o sono di serie B ?, (posto che l’azzeramento del loro posto non genera alcun ammortizzatore sociale, né altra misura comunemente predisposta per le crisi “normali”).

Le domande senza risposte sono quindi due: chi paga i 10 miliardi di euro all’anno che le proposte di “abolizione parziale o totale” del gioco comportano, e che fine fanno i centomila lavoratori espulsi da un comparto “abolito”? La politica di un tempo, con tutti i suoi difetti, non si sarebbe mai resa responsabile di uno scenario così “vuoto di riposte”. Oggi – invece – siamo all’opposto: “pretendere verità e risposte da chi Governa” è quantomeno “politicamente scorretto”” conclude AsTro.

Commenta su Facebook