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(Jamma) – “Protestare, nei limiti consentiti dalla Legislazione vigente, è un diritto costituzionalmente garantito. Sul punto non si discute. Individuare una ragione di protesta nell’attuale pressione fiscale delle AWP che, come anche la Corte dei Conti evidenzia, mette a rischio il futuro delle aziende virtuose, è assolutamente legittimo; è, altresì, condivisibile pensare di “dover far qualcosa” per contrastare quell’ossessione governativa anti-gestore, oggi cristallizzata nella “proposta” presentata alla Conferenza Unificata”. Lo scrive in una nota AsTro.
“Detto questo, è evidente come ci siano due modi diversi per affrontare l’attuale situazione di crisi: a) comportarsi da associazione di imprenditori “veri”, consapevoli che è lo Stato ad essere il proprietario del gioco lecito, preoccupati per la sorte degli investimenti sostenuti (per creare e mantenere aziende importanti con la responsabilità umana – e non solo economica – di tanti dipendenti), risoluti nel dimostrare ed argomentare (con documenti ed interlocuzioni istituzionali) l’erroneità di un percorso governativo che vede nella sola AWP (e relativo gestore) il capro espiatorio di ogni problematica del gioco lecito; b) spogliarsi della “veste imprenditoriale” di operatore di gioco di Stato, travalicando ogni perimetro di continenza istituzionale ed offrendo al Paese l’indecoroso spettacolo di cori ed insulti “da Stadio” rivolti al sottosegretario al M.E.F. con delega al gioco.

AS.TRO appartiene – e sempre apparterrà – solo alla prima categoria e prende oggi le distanze, come sempre fatto anche in passato, dalla seconda, ritenendola semplicemente estranea sia al “modello” di rappresentanza, sia al “modello” di impresa di gioco lecito, a cui credono gli iscritti” conclude AsTro.

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