Il Tribunale di Bologna, nella qualità di giudice di secondo grado, con Sentenza del 31.12.2021,  ha respinto l’impugnazione della Avvocatura di Stato che, su incarico della Agenzia delle Accise, dogane e Monopoli (ADM), aveva avanzato appello avverso Sentenza del Giudice di Pace di Bologna resa in materia di valore eccedente i venti euro di premi relativi ad apparecchio elettromeccanico.

I fatti si riferiscono ad un verbale di contestazione di violazione amministrativa risalente al 2017, con cui veniva contestato ad un esercente di avere installato un apparecchio elettromeccanico con premi non conformi alla normativa, poichè costituiti da fac simili di telefoni cellulari, riproducenti modelli attuali in commercio con relativi marchi. Da ciò anche un processo penale per marchio contraffatto a carico dell’installatore degli apparecchi.

Ad avviso di ADM detti premi sarebbero stati irregolari sia per il valore eccedente venti volte il costo della partita, sia in quanto suscettibili di indurre in errore i clienti sul fatto che si potesse trattare di telefoni veri, peraltro rispondenti a modelli di ultima generazione (smartphone di recente immissione sul mercato).

L’esercente, nel corso dell’accertamento, aveva anche rilasciato una dichiarazione autoaccusatoria ammettendo, a suo dire, che in effetti i fac – simile dei telefoni avessero un valore eccedente i limiti di legge riferendo che sarebbero stati collocati nell’apparecchio dal proprietario dei giochi e non da egli stesso.

In sede di opposizione ad ordinanza – ingiunzione, il Giudice di Pace aveva accolto le tesi del difensore dell’esercente, avv. Marco Ripamonti, affermando la carenza di motivazione dell’ordinanza ingiunzione stessa riguardo a criteri e parametri di valutazione dei premi, a fronte dei quali la difesa, oltre ad addurre una serie di motivazioni in diritto,  aveva anche prodotto fatture di acquisto presso portale estero dei detti telefoni, con indicazione di un costo per ciascun pezzo nettamente inferiore ai venti euro.

ADM ha impugnato la Sentenza del Giudice di Pace, contestando per il tramite dell’Avvocatura di Stato non soltanto l’aspetto inerente il valore dei beni, ma anche profili riguardanti l’impossibilità per i giocatori di vincere detti premi per una serie di escamotage tecnici che ne avrebbero inibito la erogazione pure in caso di vincita e la loro idoneità a trarre in inganno sulla reale tipologia.

La difesa, rappresentata anche in appello dallo Studio legale Ripamonti, è riuscita, comunque, a prevalere nelle proprie tesi, ottenendo il rigetto dell’appello dell’Avvocatura di Stato, con condanna dei Monopoli alla rifusione delle spese di causa. Determinanti ai fini del decidere le fatturazioni comprovanti il reale valore dei premi, oltre agli argomenti giuridici addotti dalla difesa.

Il procedimento penale, nel quale il gestore è assitito dall’avv. Marco Ripamonti, è tuttora pendente.