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(Jamma) – “Oggi sono 5000 le sale scommesse che ospitano le slot e videolottery. Se l’accordo verrà firmato se ne apriranno altre 5000 e l’Italia diventerà la Las Vegas più grande del mondo”.

Così si legge in un comunicato della associazione AGCAI che prosegue: “La certificazione di tipo A per tutti i punti di gioco presente nella proposta del governo e un grande imbroglio perché da la possibilità attraverso l’art.88 necessario per avere la certificazione di tipo A, di trasformare anche i bar più grandi in una sala sempre con l’obiettivo di installare due tre videolottery che incasserebbero tanto quanto venti o trenta slot da bar.

Le videolottery dovevano per legge essere installate solo nelle sale dedicate appunto alle sole videolottery, che oggi sono in Italia secondo il dato presente nella bozza presentata in conferenza 2.800, invece con il trucco dell’art.88 sono 4.934 (dati libro blu di A.D.M.) in quanto sono state installate in qualsiasi punto ci sia art.88 (corner sportivi sale scommesse ecc.).

Con la certificazione di tipo A si vuol far credere che si toglieranno tutte le slot dai bar, in realtà tutti quelli che avranno la certificazione di tipo A potranno installare anche le videolottery. E questo il loro obiettivo: le videolottery dappertutto.

Noi invece proponiamo di sostituire tutte le Awp da bar con una macchina a perdita oraria ancora più limitata di quella di oggi, lasciare ai bar solo art.86 per non permettere di installare le videolottery, ridurre dimezzando comunque con un numero massimo di quattro (oggi è 8) le slot nei bar, e collocare le videolottery solo ed esclusivamente nella sale dedicate solo alle videolottery e non in punti dove ci sono scommesse o corner sportivi o grandi bar.

In conclusione si avrebbero apparecchi di intrattenimento e abilità con perdita oraria molto limitata (simile a quella di in normale flipper) nei locali pubblici e le videolottery solo ed esclusivamente in sale d’azzardo a loro dedicate.

Il giocatore deve sapere che in quelle sale trova quelle macchine pericolosissime chiamate Vlt e non essere tratto in inganno mischiando le Awp e le Vlt in tutti i punti. Sarebbero salve anche le 5.000 aziende italiane con i loro 300.000 dipendenti che gestiscono gli apparecchi nei locali pubblici e il mercato non andrebbe tutto in mano a poche multinazionali che vogliono concentrare tutto il gioco solo nelle sale di loro proprietà”.

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