La tassa sugli intrattenimenti, ovvero l’imposta forfetaria applicata agli apparecchi di puro intrattenimento, a partire quindi da flipper e videogiochi, potrebbe essere tra quelle ricompresa nella prossima riforma fiscale.

E’ quanto emerge dal documento frutto dell’indagine parlamentare sulla riforma di cui si sono occupate le Commissioni Finanze di Camera e Senato.

L’abolizione di queste piccole tasse e imposte, che verranno definite e dettagliate nei prossimi mesi, è prevista nella legge delega sulla riforma fiscale, approvata dal governo Draghi lo scorso 5 ottobre.

L’obiettivo è quello di “razionalizzare e semplificare”, eliminando tutte quelle tasse che comportano più costi di gestione a carico dell’Erario ma che non generano benefici in termini di gettito.

Ad oggi l’Erario incassa dalle imposte sugli apparecchi da intrattenimento che non erogano vincite in denaro poco più di 64 milioni di euro per un numero di macchine che supera le 96mila unità, 34 milioni, si stima, solo dagli apparecchi meccanici, ovvero calciobalilla e biliardi. Questo vuole dire un carico di adempimenti burocratici sicuramente sproporzionato se si considera il beneficio.

La storia

L’imposta sugli intrattenimenti è stata istituita dal D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 640, la cui base imponibile è data dalla somma dei seguenti elementi:

importo dei singoli titoli di accesso venduti al pubblico per l’ingresso o l’occupazione del posto;

aumenti apportati ai prezzi delle consumazioni o servizi offerti al pubblico ( es. guardaroba);

corrispettivi delle cessioni e della prestazioni di servizi accessori, obbligatoriamente imposte;

ammontare degli abbonamenti, dei proventi derivanti da sponsorizzazioni e cessione dei diritti radiotelevisivi, dei contributi da chiunque erogati.

Alla base imponibile così determinata occorre poi applicare l’aliquota di riferimento prevista per la tipologia di intrattenimento considerata dalla tariffa allegata al D.P.R. n. 640 del 1972.

Il numero degli apparecchi a cui viene applicata è progressivamente diminuito nel corso degli anni.

Tariffa dell’imposta sugli intrattenimenti

  Genere di attività Aliquota
1

 

Esecuzioni musicali di qualsiasi genere, ad esclusione dei concerti musicali vocali e strumentali, e trattenimenti danzanti anche in discoteche e sale da ballo quando l’esecuzione di musica dal vivo sia di durata inferiore al cinquanta per cento dell’orario complessivo di apertura al pubblico dell’esercizio. 16%

 

 

2 Utilizzazione dei bigliardi, degli elettrogrammofoni, dei bigliardini e di qualsiasi tipo di apparecchio e congegno a gettone, a moneta o a scheda, da divertimento o trattenimento, anche se automatico o semiautomatico, installati sia nei luoghi pubblici o aperti al pubblico, sia in circoli o associazioni di qualunque specie; utilizzazione ludica di strumenti multimediali: gioco del bowling; noleggio go-kart.  8%

 

3  

Ingresso nelle sale da gioco o nei luoghi specificatamente riservati all’esercizio delle scommesse.

60%
4  

Esercizio del gioco nelle case da gioco e negli altri luoghi a ciò destinati.

 

10%

 

 

Aliquota IVA

L’aliquota IVA, prevista all’articolo 74 del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, che si applica sulla stessa base imponibile dell’imposta sugli intrattenimenti ed esclusivamente ai giochi per i quali non è prevista vincita in denaro.

La domande è se questa riforma si estenderà ad un riordino della gestione e regolamentazione degli apparecchi da intrattenimento, oggi interessati da una serie di norme che attengono il loro funzionamento e le regole tecniche di produzione.

L’abolizione delle micro-tasse, come sono state definite nel documento poi convertito in decreto dal CDM vale circa 250 milioni di gettito che lo Stato dovrà recuperare.