A testa alta Rodolfo, lavoratore nel settore del gioco, racconta la sua storia.

“Io da ormai 11 anni mi occupo dell’installazione e della manutenzione di apparecchi da gioco. La ditta per cui lavoro l’ho vista crescere con me, maturare con me ed evolversi. Con me contiamo oltre 2000 dipendenti in Italia. Non siamo mafiosi condannati al 41bis (e ora liberi), ma gente onesta che lavora, che si impegna, che prende il suo lavoro con serietà e dedizione. Ecco, adesso a vedersi catapultati nel mondo del male assoluto e il peggiore di tutti non ci stiamo! Non diciamo che la scusa è la patologia perché, miei “cari” governanti, se di tale malattia si tratta, ebbene c’è anche se un individuo gioca online. Quindi cercate un’altra scusa e pensate che i vostri lauti stipendi sono pagati in maggioranza con il prelievo sanguinoso da giocatori e aziende del settore. Ricordatevi che chi tiene “buona” per ora una popolazione che non ne può più (forze dell’ordine) è pagato ancora grazie ai soldi di cui cito qualche riga sopra e quando non ne avrete più sarete soli! I sacrifici bisogna farli tutti insieme e non discriminare un’occupazione anziché un altra. Ricordatevi anche che chi entra in una sala per giocare o in un tabaccaio lo fa consapevole di farlo. Non c’è nessuno che obbliga l’individuo a giocare. Mi sento sempre più avvilito. Lo Stato italiano mi sta togliendo il lavoro!”.

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