A testa alta Sandra, dipendente in una sala giochi, ricorda il suo ultimo giorno di lavoro prima del lockdown.

“Sono Sandra,

dipendente dell’Admiral Club di Firenze.

E’ veramente sconcertante vedere quello che ci sta accadendo e non poter fare niente. Essere dimenticati da tutto e da tutti, noi che da sempre e negli anni, con regolarità e legalità abbiamo riempito le tasche a molti.

E’ da poco che lavoro in questa azienda ma credetemi, questi 3 mesi di quarantena sono stati un inferno.

Sono stata l’ultima a chiudere la sala quando è arrivata l’ordinanza, avevo un nodo alla gola e man mano che mi avviavo a casa cercavo di realizzare che forse avevo capito male.

Poi me ne sono dovuta fare una ragione, mi sono dovuta abituare ad una vita non mia.

Penso che rinchiusi per 3 mesi abbiamo sicuramente capito che magari le cose più banali sono più importanti e tanto, tanto altro ancora.

Chi ha passato questo penso che possa capire quello che provo io, che sono una “semplice dipendente”.

Voi sapete cosa vuol dire alzarsi 3,4,5… volte la notte così senza motivo perché magari l’ansia e la preoccupazione hanno avuto la meglio?

Voi capite cosa vuol dire cercare di non pensare al peggio, mangiare, dormire, parlare al cellulare con i parenti perché ormai gli abbracci non ci sono più, neanche quelli?

Capite cosa vuol dire avere nostalgia di tutto: di vedere gli amici, i figli, la famiglia… e non sto a dilungarmi.

Volevo solo un po’ rendervi partecipi di come mi sento e sicuramente in tanti stanno come me.

Sono stanca. Stanca di parole, di promesse e soprattutto voglio con tutta me stessa ritornare a fare il mio lavoro.

Ho bisogno del mio lavoro, perché io ci credo e soprattutto perché è legale.

IO AMO IL MIO LAVORO, forse per qualcuno non sarà il top come lavoro, ma amo tutto quello che faccio e cerco di farlo al meglio possibile… e spero con tutto il cuore che nessuno ce lo porti via!” (Foto di repertorio).

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