A testa alta Ermanno, gestore di una sala giochi, racconta come gli sia stato negato il finanziamento.

“Sono un gestore di una sala giochi, con bar annesso (sono due distinte licenze) da 11 anni con mia moglie dipendente dell’attività e due bambini piccoli a casa. Personalmente ritengo che non sia giusto che la Banca dove io ho il conto della mia società mi neghi il prestito di Euro 25.000,00 garantito al 100% dallo Stato, usando come scusa il codice Ateco, che non finanzia le attività del gioco d’azzardo lecito. La mia attività e quelle di altri gestori come me sono chiamate attività di gioco legale e hanno ricevuto autorizzazioni dalla questura e dai Comuni e danno lavoro a dipendenti che si occupano di servire il cliente, pulizie generali e contabilità oltre a svariate altre mansioni. Nella maggior parte di queste attività è presente il bar con mescita e preparazione di alimenti, queste attività sono rivolte ad un pubblico maggiorenne e in 11 anni non ho mai detto a nessuno “vieni a giocare da me” osservando il divieto all’incentivo al gioco d’azzardo. Detto questo capisco che il momento che stiamo attraversando non è dei migliori, ma se tutte le attività hanno riaperto o fate aprire anche noi, oppure incentivate la nostra chiusura, con i vostri comportamenti per noi  più che negativi. Non mi sembra cosa giusta utilizzare il Covid-19 per buttare fango sul gioco legale che fino a febbraio 2020 e nei mesi precedenti è sempre stata la terza entrata dello Stato. In un momento di pandemia tutte le attività legali devono essere trattate nello stesso modo. Solo in altro momento si potranno prendere delle decisioni in merito. Il finanziamento è stato concesso alle tabaccherie che vendono gratta e vinci, giochi numerici e che all’interno ospitano un numero notevole di slot machine. Le tabaccherie fra l’altro non hanno mai chiuso. Premesso quanto detto prima, mi volete spiegare perchè io non posso essere finanziato al fine di tutelare la mia attività, i miei dipendenti e la mia famiglia composta da quattro persone?”.

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