A testa alta si può anche affermare il proprio diritto a mollare? Silvano ha resistito, oggi non vede prospettive

“Mi chiamo Silvano,

ho iniziato la mia avventura nel dicembre del 2010 investendo quasi 100 mila euro nell’apertura di una sala gioghi/slot.

Ho fatto debiti, ho impegnato tutte le mie forze. E’ stata sempre una lotta contro i mulini a vento, contro uno Stato che ogni anno aumentava il prelievo erariale sulle slot e riducendo sempre, di conseguenza, i nostri margini di guadagno.

Nel 2012 arriva la botta con il famigerato regolamento comunale che bloccava di fatto la possibilità di vendere sulle videolotterie. Così i sacrifici fatti fino ad allora sono stati azzerati: non avrei potuto più vendere a nessuno la mia licenza perché sarebbe stata considerata nuova apertura e quindi bloccata.

La mia sala attualmente impegnava 5 addetti al lavoro, sono sempre stato orgoglioso di garantire, con il mio contributo, a dare dignità a persone che in cambio mi onoravano con il loro lavoro.

Ad oggi, sinceramente, non ho più voglia di combattere con un sistema che ti spreme come degli aranci, che non ti riconosce nessun diritto ma solo doveri, dove per le banche non hai credito e alcune stabiliscono di chiuderti il conto senza un motivo valido.

Dove possiamo arrivare di questo passo e in queste condizioni?

Da nessuna parte dico io. Credo che oggi sia arrivato il momento di mandare a quel paese lo Stato e iniziare a scrivere un nuovo libro.

Buona fortuna a tutti”

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