Quanti politici, esperti improvvisati e opinion leader parlano di sale giochi e di quello che succede al loro interno. Quanti di loro hanno mai parlato con qualcuno che ci lavora ogni giorno? Lavorare in una sala slot non è un insulto, come vuol far intendere  il senatore Matteo Salvini. Ecco la storia di Michela e del ‘suo’ modo di intendere il lavoro in una sala slot. Una storia che è anche una risposta a quanto pensa Vito Crimi, capo politico dei Cinque Stelle.

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“Sono Michela e da due anni lavoro in una sala slot.

Scrivo per me, che faccio il mio lavoro con passione, per il mio titolare, che invece di accumulare sterilmente profitti, reinveste e crea nuovi posti di lavoro e per tutti i lavoratori di questa categoria.

Per il mio compagno, che grazie al mio stipendio ha potuto riprendere gli studi.

Per il mio padrone di casa, che fino ad un mese fa aveva l’affitto pagato regolarmente.

Volevo rompere il silenzio per dire alle persone, allo Stato italiano, ai nostri politici, chi siamo.

Siamo i capri espiatori del malessere umano, siamo fantasmi, di cui nessuno si preoccupa.

Siamo quelli “cattivi” contro cui puntare il dito, quelli che “prosciugano” le tasche dei cittadini.

Eppure, vi assicuro, che in realtà, noi non siamo niente di tutto questo.

Se sapeste con quanto amore svolgo il mio lavoro, se vedeste il sorriso costante sul mio volto, anche quando da sola, per otto ore al giorno, devo occuparmi della sala, che vi assicuro, è davvero grande, del bar, delle pulizie, dei conti, di risolvere i problemi, di aggiustare cose.

E soprattutto mi prendo cura dei clienti.

Sì, i nostri clienti, perché il mio pensiero principale quando lavoro sono loro e il loro benessere.

Chi entra da noi, non si sente solo, non si siede al tavolo di un bar da solo e magari accanto ha una comitiva di 10 persone, che fanno festa e questo gli ricorda ancora di più la sua sofferenza.

Noi non abbiamo tavoli.

Abbiamo macchine per giocare, per tutti, singolarmente, allo stesso modo.

Qui non si fanno differenze, una sala slot mette tutti allo stesso livello.

Non ci sono aggregazioni, c’è solo la persona e il suo spazio.

E nel suo spazio nessuno entra, solo noi, se ci viene concesso e noi siamo lì per loro.

Abbiamo l’onore di poter accedere a questi spazi così intimi delle persone, abbiamo l’onore di vedere la fragilità delle persone.

Per molti siamo un punto di riferimento, siamo momenti di evasione, siamo un amico, che sta con loro alle feste, perché magari a casa nessuno li aspetta e noi siamo sempre aperti, anche durante le festività. Soprattutto durante le festività, che invece di trascorrere con le nostre famiglie passiamo al lavoro, con il sorriso, ascoltando i problemi degli altri, come se noi non ne avessimo.

E invece i problemi li abbiamo anche noi.

Anche se nessuno lo sa, anche se nessuno ci vede, anche se molti, scusate il termine, ci “schifa”.

All’inizio di quest’anno abbiamo ricevuto delle forti penalizzazioni.

Lo Stato ci tassa tantissimo, ora ancora di più, lavoratori, gestori, giocatori.

Gran parte del denaro, che lo stato percepisce, viene dalla nostra categoria, ma di questo pochi se ne ricordano.

Denaro che ora serve ad aiutare un popolo in seria difficoltà.

La situazione era diventata davvero insostenibile, ora il Covid-19, ci ha dato il colpo di grazia e se, e quando, riapriremo sarà alle stesse condizioni, per noi sarà un massacro.

Ma in questa barca ci siamo tutti e non ci lamentiamo, mettiamo assieme i pezzi e cerchiamo di sopravvivere con dignità.

Sì, perché ora si parla di sopravvivenza e noi non siamo né fantasmi, né i mostri verso cui riversare tutta la vostra paura e la rabbia, perché quella paura è anche la nostra”.

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