A testa alta per dire a tutti che lavori in una sala slot. E fingi di non notare quel pizzico di diffidenza. Cinzia non vuole accettare l’indifferenza dello Stato, lei che per i clienti è una presenza rassicurante, una confidente e la persona a cui raccontare i propri pensieri.

 

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“Sono Cinzia,

e in questo terribile momento della nostra vita, il quotidiano di chi è stato tanto fortunato da non essere una vittima del Covid 19, è fatto di timori e di incertezze.
Soprattutto di domande.
Io ne ho una in particolare, ead ogni conferenza stampa mi appiccico alla tv ad ascoltare ogni parola, seguo ogni telegiornale, cerco notizie sul web.
E non trovo risposta.
Così rimango con quella domanda in testa “e noi?”
Io faccio parte del popolo, a questo punto, tacitamente dichiarato inesistente che lavora nel gioco: sono un’addetta in una sala giochi, fatta di slot e vlt.
Ora che si discutono i vari provvedimenti per le riaperture, noi non siamo minimamente citati. Perché?
Certo non per mancanza d’interesse, e questo lo sanno tutti, ma per paura di perdere punti dall’opinione pubblica, se si parlasse di noi.
Perché noi siamo il serpente nel Paradiso Terrestre, noi roviniamo la gente.
Siamo quotidianamente visti così, lo vedo dalla faccia di tanti quando con un bel sorriso dico “lavoro in una sala giochi”.. personalmente quell’espressione di disappunto non mi tocca assolutamente, ma realizzo ora che, al tempo del Covid 19, questo disappunto ha un peso enorme per chi ha paura di mettersi contro l’opinione pubblica.
Noi non roviniamo proprio nessuno, perché chi si vuole rovinare, si rovina da sé. Il mondo insegna.
Il mio cliente, quando entra in sala, si ricorda il mio nome anche se non viene spesso, io mi ricordo il suo, e sorride lui e sorrido anche io per questo, e sorridiamo di nuovo quando mi ricordo cosa vuole bere, o gli chiedo notizie su come sia andata una qualsiasi cosa di cui mi aveva parlato la volta prima.
A Natale qualcuno mi porta un pensiero. Chiedono di me alle colleghe quando sanno che non sto bene, o passano anche solo per un saluto quando vedono la macchina fuori e capiscono tutti che sono rientrata. Sarà tutto solo perché gli offro una poltrona davanti ad una macchina con cui rovinarsi?
Eppoi… non si sentono giudicati. Perché io non sono loro, e non mi passerebbe mai per la testa di farlo.
Io amo il mio lavoro, e queste le cose che lo rendono ancora più bello. Ognuno di noi ha i propri problemi, i propri punti di forza e le proprie debolezze, ed ognuno trova il modo anche per isolarsi, o un rifugio… o divertirsi! Perché no?
Chi ha il diritto di giudicare gli altri, o di additarlo?
Chi è, ognuno di noi, per permettersi di vestire i panni degli altri e di vestirli meglio?

Questa è l’idea che mi sono fatta del perché noi non veniamo menzionati in nessun piano di rientro.
Non trovo un’altra spiegazione.. o non si ricordano di noi?
Non credo, perché chi ci governa dal lavoro del mondo del gioco ha una raccolta mensile pari a centinaia di migliaia di euro, abbastanza vicino ai 3 zeri, con un prelievo unico erariale alle stelle, ed in continua ascesa.. chi si scorderebbe un simile introito?

Perché non parlate di noi??
Perché non ci fate un cenno a dirci “ci siamo anche per voi”?
Non aspettiamo altro.
Anche perché, esattamente come sopra, chi si vuole rovinare, si rovina da sé.

O siamo forse, nonostante tutto, anche per voi, le streghe a cui dare la caccia?”.

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