Elia vive in Piemonte, è figlio di un noleggiatore di apparecchi da gioco. Oggi va fiero del lavoro di suo padre, ma in passato ha dovuto difendersi da chi lo definiva – e ancora lo definisce- “ladro rovina famiglie”. “Ricordo che a scuola dovevo vergognarmi di parlare del lavoro di mio papà”, ci confessa Elia. Ecco la sua storia.

“Mi chiamo Elia, sono il figlio di un lavoratore del gioco legale, per la precisione mio papà si occupa da moltissimi anni di noleggio di apparecchi da gioco. Sono molto amareggiato da quanto sta succedendo negli ultimi mesi, credo che il settore del gioco legale sia totalmente discriminato.

Purtroppo non è solo una cosa degli ultimi mesi, questa discriminazione va avanti da anni. Io, purtroppo, per anni anche quando andavo a scuola dovevo vergognarmi di dire che lavoro faceva mio papà. Questo è assurdo: stiamo parlando di un settore legale e autorizzato! Purtroppo, venendo dal Piemonte, la regione che io stesso ho soprannominato “La patria del Proibizionismo”, la discriminazione è ancora più evidente.

Trovo assurdo che ancora oggi in regione ci siano forze politiche che, nonostante innumerevoli dati che certificano un fallimento del “Proibizionismo”, continuino ad “affiancare” i lavoratori del settore a dei criminali, attuando una vera e propria criminalizzazione di un settore LEGALE e super tassato. E’ una soppressione del libero arbitrio e della libertà individuale del cittadino.

Io a questi politici che affiancano sempre il settore alla criminalità organizzata dico che a me la mafia fa schifo, e che mio padre nonostante sia un “ladro, rovina famiglie” come lo dipingono loro, già da quando ero bambino mi ha insegnato il rispetto delle regole e della legalità.

Vietando il gioco legale non si risolve minimamente il problema e penso che la mia regione ne sia l’esempio, anzi si favorisce solo il gioco illegale e a farne le spese sono le imprese sane e oneste. Spero che in tutta Italia si vada in un’altra direzione, spero che il progetto della discriminazione e del Proibizionismo venga abbandonato il prima possibile, nel rispetto delle 150 mila persone e famiglie che lavorano nel settore e che svolgono appunto un lavoro nel pieno della LEGALITÀ.

Il mio pensiero va anche ai figli dei 150 mila lavoratori del gioco lecito che hanno passato o stanno passando quello che precedentemente ho passato io e cioè io vergognarsi di dire che lavoro fanno i propri genitori”.

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