A testa alta Sabrina, dipendente in una sala Admiral a Parma, racconta la sua storia.

“Mi chiamo Sabrina e lavoro in una sala Admiral a Parma. Ci lavoro da 5 anni ed è capitato per caso, non ricordavo neppure di aver mandato il curriculum! Quando sono entrata per la prima volta in sala la stavano ancora allestendo e non avevo capito si trattasse di una sala slot! C’erano solo i tendaggi e la moquette di un bel rosso bordeaux. Non avendo capito sono subito uscita, pensando si trattasse di altro! Per fortuna mi ha visto e fermato quello che poi sarebbe diventato il mio capo area. Feci il colloquio e dopo una decina di giorni, precisamente il 2 marzo 2015, è cominciata la mia avventura! Per me, come per molti altri, non è solo un lavoro! È casa! È famiglia! È un parte di vita che, soprattutto in questo periodo, ci è mancata e che vorremmo ricominciasse al più presto! Non sto qui a polemizzare se siamo considerati rovina famiglie e altro! Nessuno costringe nessun altro ad entrare in una sala e giocarsi lo stipendio o la pensione! La maggior parte dei nostri ospiti sono ormai degli amici, persone con le quali condividiamo la maggior parte delle nostre giornate, persone che entrano volentieri anche solo per salutarci! Chiudere le sale o semplicemente penalizzarci non farebbe altro che incentivare il gioco illegale perché sappiamo benissimo che succederebbe questo! E poi dai, molte cose danneggiano la salute e i portafogli: sigarette, gratta e vinci, alcol e potrei continuare all’infinito! Sta alla singola persona comportarsi in modo responsabile nella vita in generale! Vogliamo la riapertura delle sale e vogliamo lavorare serenamente senza doverci ogni giorno preoccupare di chiusure imminenti per questo o un altro motivo!”.

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