(Jamma) – Il Tribunale di Como ha pronunciato sentenza nella causa civile di I Grado promossa da Casalvieri Marco e GIEFFE S.R.L. ricorrenti appellanti nei confronti di A.A.M.S. – Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, direzione territoriale della Lombardia. Il Tribunale, definitivamente pronunciando, eccezione e difesa rigettata, accoglie l’appello ed in riforma della sentenza impugnata annulla l’ordinanza ingiunzione emessa dal Direttore AMMS Direzione Territoriale di Como e condanna la resistente al pagamento delle spese di lite.

 

MOTIVI DELLA DECISIONE

 

Gli appellanti impugnano la sentenza del giudice di pace con cui è stata rigettata l’opposizione avverso l’ordinanza ingiunzione emessa nei loro confronti per la violazione dell’art. 110 comma 9 lett c) T.U.L.P.S, che sanziona la distribuzione di apparecchi e congegni per il gioco lecito non rispondenti alle caratteristiche ed alle prescrizioni indicate nel medesimo comma 6 e nelle disposizioni di legge ed amministrative attuative di detto comma, con riferimento specifico alle regole tecniche di produzione contenute nel Decreto Direttoriale 4.12.03. E’ stato accertato in particolare che negli apparecchi di gioco distribuiti dalla Gieffe s.r.l. e presenti presso l’esercizio commerciale “– omissis –” era risultato inattivo il sistema di blocco a seguito di rimozione della copertura della scheda di gioco. Con l’appello si contesta la violazione dell’art. 110 commi 6, 7 e 9 Tulps e dell’art. 3 della legge 689 del 1981 in quanto il giudice di primo grado non avrebbe considerato che le apparecchiature vendute dalla ricorrente erano state oggetto di una serie di passaggi ed erano così entrate in possesso di altri soggetti. Non poteva di conseguenza ritenersi che l’assenza del sistema di blocco delle schede dipendesse dalla Gieffe s.r.l. piuttosto che da un incauto trasporto ad opera di terzi o dall’ossidazione del pulsante dovuta alle condizioni ambientali dei locali. La disattivazione del sistema di blocco era stata accertata dagli agenti verbalizzanti a quattro anni di distanza dalla distribuzione degli apparecchi da parte dell’appellante e quindi essi non erano più soggetti alla sua sfera di controllo; di conseguenza la violazione non era neppure rimproverabile a titolo di colpa, mancando una disposizione che ponesse in capo al distributore un obbligo di vigilanza sul corretto funzionamento delle apparecchiature in ogni fase della loro vita operativa, aspetto questo decisivo che il giudice di pace aveva omesso di considerare. Ha inoltre contestato l’illegittimità dell’accertamento per violazione del contraddittorio poiché il gestore “– omissis –” non era stato avvertito nonché la violazione del termine di trenta giorni per la notifica dell’ordinanza ingiunzione, ricavato per estensione analogica dall’art. 2 della legge 241 del 1990. Si è costituita in giudizio l’Amministrazione appellata contestando i motivi di impugnazione. L’appello è fondato e merita accoglimento. L’art. 110 comma nono lett. c) del T.U.L.P.S. sanziona chiunque sul territorio nazionale distribuisce od installa o comunque consente l’uso in luoghi pubblici od aperti al pubblico od in circoli ed associazioni di qualunque specie di apparecchi o congegni non rispondenti alle caratteristiche ed alle prescrizioni indicate nei commi 6 o 7 e nelle disposizioni di legge ed amministrative attuative di detti commi. La condotta sanziona anche i distributori di tali apparecchi. Nel corso dell’accertamento gli agenti hanno verificato, per due apparecchiature, che al momento della rimozione della copertura non si è attivato il sistema di blocco della scheda. Tali apparecchi non rispondevano quindi, in tale momento, alle caratteristiche previste nel decreto direttoriale del 4.12.2003. L’accertamento dell’assenza del sistema di blocco delle schede è di circa tre anni successivo alla vendita da parte della società appellante, per cui non è possibile ricavare presuntivamente che le apparecchiature si trovassero in tali condizioni sin dall’origine o che siano state manipolate o alterate proprio dall’odierna appellante. Non è possibile neppure desumere che la disattivazione del sistema di blocco fosse nota agli appellanti al momento della distribuzione. In tema di sanzioni amministrative, ai sensi dell’art. 3 della legge n. 689 del 1981, è infatti necessaria e al tempo stesso sufficiente la coscienza e volontà della condotta attiva e di ciò manca ogni prova. L’amministrazione resistente non ha neppure dedotto che la disattivazione del sistema di blocco doveva necessariamente essere il risultato di un intervento manipolativo che solo la società appellante poteva eseguire quale distributore o installatore della scheda. Poiché è onere dell’amministrazione dimostrare che la messa in circolazione di apparecchiature non conformi sia imputabile all’azione o all’omissione del distributore, l’ordinanza ingiunzione deve ritenersi illegittima e va pertanto annullata. Le spese seguono la soccombenza e si liquidano in dispositivo, per entrambi i gradi di giudizio, in favore del procuratore degli appellanti, dichiaratosi antistatario. Si applicano i parametri medi previsti dal D.M. 55 del 2014 in relazione all’entità della sanzione irrogata, escluso il compenso per la fase istruttoria.

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