(Jamma) – Con il taglio ufficiale del nastro tricolore (avvenuto con notevole ritardo rispetto al previsto a causa dell’assenza del nastro stesso), è stata inaugurata martedì mattina la 44^ edizione di Enada Roma, targata SAPAR e organizzata da Rimini Fiera.

 

Una Mostra Internazionale degli Apparecchi da Intrattenimento e da Gioco, quella autunnale del 2016, che ha preso il via con il convegno, moderato dal giornalista Paolo Di Giannantonio Epidemiologia del gioco d’azzardo. Gioco e gioco problematico in Italia”, finalizzato a far riflettere sul presente e sul futuro del comparto.

 

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Ad aprire il dibattito è stato il presidente di Rimini Fiera Lorenzo Cagnoni: “Per il comparto degli apparecchi automatici questo è un momento particolarmente complesso ed è per questo che oggi siamo qui a interrogarci sul futuro, sulla stabilità e sull’instabilità del settore. A tal proposito ritengo che per uscire dalla congiuntura negativa occorra innanzitutto aver fiducia. Enada Roma ed Enada Rimini viaggiano proprio in questa direzione. L’auspicio, pertanto, è che proprio l’edizione 2016 di Enada Roma costituisca la base per il rilancio di tematiche importanti legate alle normative di settore. Rimini Fiera, nel contempo, lavorerà ancora affinché il mondo della domanda e dell’offerta di questo settore continuino a incontrarsi dando vita a risultati proficui”.

 

Dopo il saluto di Cagnoni si entra subito nel vivo delle questioni, con la legge di stabilità a fare da sfondo a un mondo del gioco attualmente in crisi.

 

“Rispetto agli scorsi anni – afferma il presidente di Sapar Raffaele Curcio – abbiamo anticipato la Fiera al fine di evitare l’arrivo di cattive notizie legate alla legge di stabilità proprio nel corso di Enada. A tal proposito, ricordo come quest’anno tutti noi abbiamo dovuto confrontarci con l’aumento del Preu e con altri provvedimenti che mirano solo ad aumentare il gettito erariale senza però che ci si preoccupi di dare stabilità. Il tutto mentre gli operatori del gioco, negli ultimi anni, si sono presi le proprie responsabilità, avallando campagne a tutela dei giocatori e dei consumatori. Eppure la ritrosia che ci circonda continua ad essere ben viva, senza che all’esterno si riesca a comprendere che anche il settore vuole lavorare per contenere le conseguenze negative legate al gioco. Lo Stato, di contro, negli ultimi anni, ha spesso evitato di prendersi le proprie responsabilità, dimostrando soprattutto dell’incoerenza. Si parla infatti tanto di problematiche legate al gioco ma poi si sceglie di stanziare appena 50 milioni per la cura; una vera e propria elemosina rispetto al miliardo e trecento milioni di aumento del gettito. Nel frattempo – prosegue Curcio – è partita una feroce guerra all’apparecchio da intrattenimento, con annesso aumento di divieti che non ha fatto altro che favorire l’aumento del gioco illegale. Bisogna pertanto prendere coscienza del problema, cercando però di mantenere un equilibrio all’interno del tessuto sociale”.

 

Il presidente di Sapar fornisce poi alcuni dati significativi legati al gioco: “In Italia, negli ultimi tre anni, la rete fisica del gioco, che va dal biglietto del gratta e vinci alle scommesse sportive, ha portato a un introito di circa 16 miliardi. Sull’online, invece, si parla di appena 800 milioni di giocato nel solo anni 2015; dati, quelli che riguardano l’online, che non tengono evidentemente conto del circuito illegale.

 

Va da sé che l’approccio con il gioco è stato travisato, a differenza di quanto accaduto con il fumo e con l’alcol, che nessuno ha pensato di mettere al bando come invece accade oggi con il gioco.

 

Questo atteggiamento, a mio avviso, rappresenta o un approccio strumentale o approccio da ipocriti. A fronte di ciò ribadisco dunque un fermo NO alla retorica e all’ipocrisia, a fronte di un SI a delle soluzioni reali derivanti da un effettiva presa di coscienza”.

 

Sabrina Molinaro responsabile della Sez. Epidemiologia presso l’Istituto di Fisiologia clinica, sofferma invece la propria attenzione sui dati di un’indagine relativa al mercato del settore e sui profili dei giocatori: “Dal 2007 al 2014 – spiega – le persone che giocano sono diminuite di circa dieci punti percentuali in tutte le fasce d’età. L’80% della popolazione che gioca non ha nessun problema con il gioco, a differenza del restante 20 che presenta invece dei problemi legati allo stesso. I dati Espad dimostrano inoltre che il trend del gioco, nell’ultimo anno, è risultato in lieve crescita tra gli studenti. I giovanissimi si dedicano in particolare alle scommesse sportive soprattutto in ambito maschile, principalmente in modalità online; il tutto anche tramite smartphone, di cui i giovani hanno piena disponibilità 24 ore su 24. Si evince, nel contempo, una ridotta differenza tra minorenni e maggiorenni in termini di attività di gioco. Segno che la legge che vieta il gioco ai minori presenta delle pecche”.

 

Ornella De Rosa, docente storia del gioco pubblico in età contemporanea presso l’Università di Salerno, viene invece incalzata dal giornalista Di Giannantonio sul recente provvedimento relativo al divieto posto alle slot nei bar e nelle tabaccherie. “Il proibizionismo – afferma – non aiuterà a risolvere i problemi legati al gioco. La storia ce lo insegna. Ricordo ad esempio quando a Napoli si decise di eliminare le baracche dei poveri afflitti da colera, lasciando spazio all’ingresso di palazzinari. Un provvedimento, questo, che non risolse il problema, ma che di fatto fu solo in grado di offuscarlo e mettendolo da parte. Un aneddoto, quello da me effettuato, che può essere accostato oggi al tema dell’eliminazione delle slot, che tra l’altro sono presenti solo nel 30% delle tabaccherie italiane. Togliendo il gioco visibile dagli occhi della gente si dà infatti solo spazio al gioco non legale e illegale, spingendo tra l’altro le persone a giocare in uno spazio ancora più pericoloso, ovvero, le stanze delle proprie case, in cui il senso spaziotemporale si perde con molta facilità. Chi parla di giocatore patologico pertanto sbaglia; esistono invece persone patologiche, che soffrono tremendamente il così detto ‘tempo liberato’, ovvero il vuoto esistente nella sfera degli interessi di un individuo”.

 

A chiudere la serie degli interventi è stato il Prof. Carlo Cuomo, promotore di una ricerca che ha portato alla redazione del libro ‘Ludus in Fabula’, scritto dalla dott.ssa Alfano: “Questo lavoro, che parte dalla scrittura di una tesi sull’alter identity, vuole proporre un testo sulla ludopatia che non abbia la pretesa di usare paroloni e che riesca a sfatare tutti quei falsi miti legati alla suddetta problematica”.

 

Ad entrare nei dettagli è poi l’autrice del libro: “Il testo – fa notare Anna Alfano – non è un testo accademico, bensì un lavoro di ricerca accessibile a tutti, in grado di far conoscere a chiunque il problema della ludopatia. Nei primi due capitoli è stata effettuata una panoramica a 360 gradi sul tema della dipendenza da gioco e su cosa spinga un individuo a giocare. Il terzo e il quarto capitolo, invece, costituiscono il corpo del testo, in quanto fondati su un lavoro di indagine e su una serie di interviste relative a come il gioco venga percepito dalla gente. Il tutto arricchito dall’intervento di sociologi e di addetti ai lavori”.

 

A chiudere i lavori, con uno sguardo alla prossima legge di stabilità, è stato il presidente Curcio: “Fra un paio di settimane avremo la percezione di quello che sarà la legge di stabilità; e la sensazione, purtroppo, è che si cercherà ancora una volta un ritorno economico senza però dare delle risposte al settore. Il governo sta andando a occhi chiusi; l’unica cosa che riesce a vedere è il simbolo dell’euro. E questo non sarà certo di aiuto a un settore, che ormai, è purtroppo chiamato solo e soltanto a sopravvivere”.

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