(Jamma) Una vincita al gioco non è sufficiente a far scattare l’accertamento fiscale basato sul redditometro. L’atto è infatti nullo se lo scostamento non supera il 25 per cento.E’ quanto hanno sancito i giudici della Sesta Sezione Civile della Corte di Cassazione con la sentenza n. 20488 dell’11 ottobre 2016 respingendo un ricorso dell’Agenzia delle entrate avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale di Milano. La vicenda riguarda un contribuente che aveva incassato oltre 44.850 euro per una vincita nel 2006 al Superenalotto.

Il fisco aveva dunque spiccato l’atto impositivo. L’uomo l’aveva impugnato ottenendo un annullamento. Secondo l’Agenzia delle Entrate sarebbe stato violato l’articolo 38 del dpr 600 del 1973 laddove la Commissione regionale aveva ritenuto che il redditometro si fondava su presunzioni semplici per cui l’ufficio avrebbe dovuto avvalorare i risultati conseguiti dall’applicazione dello strumento di ricostruzione del reddito con altri dati, come la vincita Sisal mancando, viceversa il requisito della gravità, precisione e concordanza.

Alle obiezioni della difesa erariale il Collegio di legittimità ha infatti risposto che in tema di accertamento in rettifica delle imposte sui redditi delle persone fisiche, la determinazione effettuata con metodo sintetico, sulla base degli indici previsti dai decreti ministeriali del 10 settembre e 19 novembre 1992, riguardanti il cosiddetto redditometro dispensa l’amministrazione da qualunque ulteriore prova rispetto all’esistenza dei fattori-indice della capacità contributiva, giacché codesti restano individuati nei decreti medesimi; con la conseguenza che è legittimo l’accertamento fondato sui predetti fattori-indice, provenienti da parametri e calcoli statistici qualificati, restando, però, a carico del contribuente.

 

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