(Jamma) – Che senso ha introdurre limitazioni al gioco d’azzardo come gli orari o le distanze minime tra punti di gioco se poi i giocatori possono andare nei comuni dove non ci sono restrizioni? Se lo chiede il sindaco di Verona Flavio Tosi. “In questo modo non si contrasta efficacemente la malattia del gioco d’azzardo”.

Da qui la richiesta affinchè tutti i comuni dell’ulss 20 limitino gli orari come fatto a Verona”
Verona è la provincia con più slot machine del Veneto secondo i dati del ministero delle finanze, ma dei 36 comuni che fanno parte della conferenza dei sindaci dell’ulss 20, Verona è forse l’unico ad aver emesso un’ordinanza per limitare l’apertura delle sale slot e l’accensione degli apparecchi da gioco con vincita in denaro negli esercizi commerciali.

Per questo, su proposta del sindaco Flavio Tosi, la giunta veronese ha dato mandato all’assessore ai servizi sociali Anna Leso di ribadire l’invito a tutti i primi cittadini che partecipano alla conferenza dei sindaci ad emettere un’ordinanza analoga.

“Il nostro provvedimento – ha dichiarato Tosi – permette di porre una limitazione alla dipendenza dal gioco d’azzardo, ma risultata davvero efficace solo se viene condiviso in maniera unitaria anche dagli altri sindaci, per far sì che su tutto il territorio provinciale siano adottate le stesse restrizioni”.

Insommo, Tosi chiede di uniformare le norme almeno a livello di ulss per evitare che le persone che soffrono di ludopatia vadano dove le slot non hanno alcuna restrizione. “Così – ha concluso Tosi – subiscono un danno ulteriore i titolari delle sale slot del territorio comunale, mentre aumentano i loro guadagni quelli dei comuni vicini e, cosa più importante, non si riesce a contrastare in maniera efficace il fenomeno della ludopatia, un dramma che coinvolge un numero sempre maggiore di famiglie”.

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