(Jamma) – I senatori Gibiino, Paolo Romani, Bernini, Pelino, Floris, Mariarosaria Rossi, Minzolini, Rizzotti e Zuffada (Fi-Pdl) hanno presentato in Aula un’interrogazione a risposta scritta rivolta ai Ministri della salute e dell’economia e delle finanze in cui spiegano: “L’articolo 1, comma 946, della legge di stabilità per il 2016 (legge n. 208 del 2015) ha istituito, al fine di garantire le prestazioni di prevenzione, cura e riabilitazione rivolte alle persone affette dal gioco d’azzardo patologico (GAP),  come definito dall’Organizzazione mondiale della sanità, presso il Ministero della salute il Fondo per il gioco d’azzardo patologico (GAP), con una dotazione di 50 milioni di euro, a decorrere dall’anno 2016; i criteri di riparto di tale Fondo tra le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, sono demandati ad un decreto del Ministro della salute, da emanare entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della medesima legge, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano; in data 29 settembre 2016, la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Provincie autonome di Trento e Bolzano, ha espresso parere favorevole sullo schema di decreto del Ministro della salute di riparto del predetto fondo; tale schema intenderebbe suddividere i luoghi autorizzati in 2 classi, A e B, con la conseguenza che solo le sale che verranno ricomprese all’interno di una delle 2 categorie saranno sottoposte ai limiti imposti dalle leggi regionali e comunali in materia.

 

Considerato che: il gioco d’azzardo patologico nasce dalla società attuale ed è una vera e propria piaga sociale che deve essere contrastata e adeguatamente prevenuta, esercitando ogni possibile potere, in via di autotutela che determini, ogniqualvolta ve ne sia la necessità, il ripristino del giusto equilibrio degli interessi in gioco pubblico/privato, tutte le volte che quel contemperamento di interessi vede pregiudicato il bene della salute, di cui all’articolo 32 della Costituzione; il gioco d’azzardo ha assunto dimensioni assai rilevanti nel nostro Paese, dando luogo al diffondersi di una vera e propria dipendenza comportamentale (gioco d’azzardo patologico – GAP), soprattutto da parte dei soggetti vulnerabili, in primis anziani e minorenni; le inchieste dell’autorità giudiziaria hanno evidenziato inoltre il fortissimo interesse della criminalità organizzata nel settore dei giochi, leciti ed illegali, anche per finalità di riciclaggio e usura; per fronteggiare questa vera e propria “emergenza”, Stato, Regioni e Comuni hanno l’obbligo di adottare, ognuno nell’ambito delle competenze loro riconosciute, concrete misure, sia di ordine socio sanitario, volte a favorire il recupero dei pazienti affetti da GAP e le attività di prevenzione e sensibilizzazione della popolazione, sia di contenimento dell’offerta di gioco, che ha assunto negli ultimi anni una crescita esponenziale; si inseriscono in questo contesto gli interventi di riduzione del numero delle slot machine, le limitazioni agli orari di apertura delle sale da gioco e della pubblicità, i controlli per impedire l’accesso dei minori e le misure di incentivazione a favore degli esercizi commerciali “no slot”; un tema centrale è rappresentato dalla riduzione delle sale da gioco, dalle caratteristiche dei locali e dalla loro ricollocazione sul territorio. Su questo tema, il decreto-legge n. 158 del 2012, (cosiddetto decreto Balduzzi), convertito, con modificazioni, dalla legge n. 189 del 2012, aveva previsto una progressiva ricollocazione, da parte dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, degli esercizi con gli apparecchi da gioco, che risultano territorialmente prossimi a istituti scolastici primari e secondari, strutture sanitarie ed ospedaliere, luoghi di culto. In assenza del decreto attuativo dell’Agenzia sui “luoghi sensibili”, le Regioni hanno disciplinato la materia, prevedendo in molti casi una distanza minima di 500 metri dai predetti luoghi; l’articolo 1, comma 936, della medesima legge di stabilità per il 2016 prevede la definizione, entro il 30 aprile 2016, in sede di Conferenza unificata, delle caratteristiche dei punti di vendita, ove si raccoglie gioco pubblico, nonché dei criteri per la loro distribuzione e concentrazione territoriale, al fine di garantire i migliori livelli di sicurezza per la tutela della salute, dell’ordine pubblico e della pubblica fede dei giocatori e di prevenire il rischio di accesso dei minori di età;
nonostante la delicatezza e rilevanza della questione, il gioco d’azzardo non è stato, in alcun modo, arginato, in quanto nessun intervento è risultato effettivo, puntuale e concreto soprattutto sul piano della prevenzione; le conseguenze, in caso di approvazione del provvedimento del Governo citato in premessa, sarebbero disastrose: verrebbe pressoché annullato ogni progresso fatto finora nel contrastare la diffusione del fenomeno del gioco d’azzardo sul territorio nazionale. Da un lato perderebbero di efficacia tutte le norme sin qui poste a protezione della salute, aumentando il rischio di ludopatia in soggetti vulnerabili come i giovani e, dall’altra, Regioni ed enti locali si vedrebbero svuotati delle competenze finora riconosciute loro in materia; il rischio è, infatti, quello di veder ricompresi nella categoria “non pericolosa” esercizi, in cui si rende possibile distruggere fisicamente e mentalmente con il gioco gli avventori proprio al pari delle sale slot, con l’unica differenza che tali esercizi non sarebbero sottoposti alla normativa regionale o locale, in particolare in materia di distanze dai luoghi sensibili; ciò comporterebbe anche una partecipazione al gioco d’azzardo quotidiano da parte di minori di anni 18, con costante e pervasiva violazione della norma penale, che vieta di offrire agli stessi la possibilità di puntare soldi e di scommettere, in qualsiasi forma; da una recente indagine condotta in Italia e promossa dalla SIMPE (Società italiana medici pediatri) e dall’Osservatorio nazionale sulla salute dell’infanzia e dell’adolescenza (PAIDOSS), per i minorenni il gioco è sempre più un’abitudine: 1,2 milioni di ragazzi, sotto i 18 anni, gioca d’azzardo o quanto meno “investe” la paghetta tra lotterie e bingo. Tra i 7 e i 9 anni sono contagiati, seppur in forme più lievi, 400.000 ragazzini, ossia uno su 4. Tra i 10 e 17 anni aumenta il numero e il livello delle giocate e il fenomeno ben 800.000 adolescenti: uno su 5. A questo si aggiunge un ulteriore allarmante dato: un genitore su 3 non è al corrente;
l’indagine ha coinvolto 1.000 genitori di bambini e adolescenti e mostra chiaramente che il gioco d’azzardo è una minaccia concreta per i giovanissimi. Il 35 per cento degli adulti conosce ragazzini che frequentano sale giochi e in un caso su tre vi ha incontrato minori, dai quali ha persino ricevuto la richiesta di giocare al loro posto per eludere i divieti che impediscono alcune tipologie di scommesse a chi non è maggiorenne, si chiede di sapere: se si intenda dar seguito alla proposta descritta in premessa e se il Governo non ritenga che la proposta possa pregiudicare i progressi compiuti in materia di gioco d’azzardo; come intenda intervenire per evitare che una siffatta proposta, se approvata, comporti i rischi descritti in merito all’avvicinamento dei giovani al gioco d’azzardo e alla disapplicazione delle norme regionali e locali in materia“.

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