(Jamma) – “Seppure ad oggi non è ancora stata formalizzata l’intesa in Conferenza Unificata, il governo si sta adoperando affinchè il previsto accordo con gli enti locali trovi la più ampia condivisione tra le parti interessate. Tale accordo sarà volto ad un maggiore ed uniforme controllo della diffusione del gioco d’azzardo e alla realizzazione di ulteriori misure finalizzate ad arginare tale fenomeno”.

E’ quanto affermato dal Sottosegretario di Stato per le Infrastrutture e i Trasporti Umberto Del Basso De Caro in Aula alla Camera nel rispondere all’interpellanza urgente presentata dai deputati del gruppo Misto Binetti, Pisicchio, Buttiglione, Cera e De Mita e rivolta al Ministro dell’Economia per sapere “come intenda intervenire il Governo per evitare un’ulteriore diffusione del gioco d’azzardo, identificando misure molto concrete, da applicare in tempi brevi e da monitorare in modo molto rigoroso, a cominciare dalla proibizione per le aziende di regalare denaro a chi inizia a giocare, e dicendo un «no» netto e chiaro alla pubblicità, compresa quella legata ad eventi sportivi”.

“In ordine alle prospettive del comparto per i prossimi anni – ha spiegato De Caro – alcuni elementi inducono a ritenere probabile probabile una contrazione ad oggi non quantificabile del gettito. In primo luogo molte delibere degli enti locali assunte a seguito delle leggi regionali che hanno inteso disciplinare il gioco pubblico legale includono misure che comporteranno un forte ridimensionamento dell’offerta legale di gioco e in alcuni casi un effetto sostanzialmente espulsivo del gioco pubblico, in particolare per quanto attiene ai comparti degli apparecchi e delle scommesse”. In merito il sottosegretario ha quindi citato i Comuni di Genova, Napoli, Firenze, Milano e Bergamo.

Di seguito il testo integrale della risposta in Aula

“Presidente, con il documento in esame, gli onorevoli interpellante lamentano che nel corso dell’ultimo anno le spese sostenute dagli italiani in giochi ricompresi sotto la usuale dizione di «gioco d’azzardo» sono cresciute, a fronte di una raccolta complessiva dell’industria del gioco pari a 95 miliardi di euro. Pertanto, gli onorevoli interpellanti chiedono al Ministro dell’economia e delle finanze come intenda intervenire il Governo per evitare un’ulteriore diffusione del gioco d’azzardo, identificando misure molto concrete da applicare in tempi brevi e da monitorare in modo molto rigoroso, a cominciare dalla proibizione per le aziende di regalare danaro a chi inizia a giocare, e dicendo un «no» netto e chiaro alla pubblicità, compresa quella legata agli eventi sportivi.

Al riguardo l’Agenzia delle dogane e dei monopoli fornisce i seguenti elementi. Relativamente alla spesa, i dati hanno fatto registrare per il 2016 un incremento di circa 2 miliardi di euro in valore assoluto, per un totale complessivo che arriva a circa 19 miliardi di euro rispetto al 2015, che ne registrò 17. Tale aumento è largamente spiegato dall’incremento della pressione fiscale specifica sull’attività di gioco. Il gettito è infatti cresciuto di circa 2,15 miliardi di euro, sino a 10,5 miliardi di euro complessivi, registrando dunque un incremento del 25,4Pag. 19per cento rispetto al 2015, mentre quanto ricavato dalla filiera commerciale è rimasto sostanzialmente invariato rispetto allo scorso anno, intorno agli 8,5 miliardi di euro. L’introito destinato allo Stato sotto forma di prelievo tributario e non tributario rappresenta ormai il 55 per cento della spesa. La raccolta complessiva del settore si è attestata nel 2016 a 96 miliardi di euro, in aumento di circa il 9 per cento rispetto all’anno precedente. Si tratta tuttavia di un dato puramente tecnico, che come correttamente evidenziato nelle premesse dell’interpellanza, definisce il volume di danaro giocato, cioè le puntate, e non deve essere confuso con la spesa, cioè con il costo che le famiglie nel loro complesso sostengono dato dalla differenza tra la raccolta e le vincite, il cosiddetto payout.

Deve altresì osservarsi che, negli ultimi 20 anni, l’offerta di gioco si è notevolmente trasformata, con l’avvento di giochi già presenti sul circuito illegale e quindi praticati anche in Italia. Si pensi ai videopoker, che sono i progenitori delle attuali slot, al gioco a distanza e così via, ad alto payout. In particolare, l’elevato payout consente, per alcune categorie di gioco – segnatamente per le slot, le lotterie istantanee e molti altri giochi on line, a parità di budget stanziato dal giocatore, quindi la perdita programmata tollerabile – di sviluppare una notevole quantità di gioco attraverso il reingaggio successivo delle somme vinte. Tali somme reimpiegate, il cosiddetto rigioco, alimentano la raccolta ma non la spesa. Per quanto concerne le misure volte ad evitare un’ulteriore diffusione del gioco d’azzardo, si osserva che l’articolo 1, comma 943, della legge 28 dicembre 2015 n. 208 (appunto la legge di stabilità per il 2016), prevede la riduzione di almeno il 30 per cento del numero di apparecchi da divertimento e intrattenimento presenti in pubblici esercizi e nelle sale specializzate, che sono le sale VLT, scommesse e Bingo, da realizzarsi nel triennio 2017-2019 mediante emanazione di un apposito decreto ministeriale.

Rispetto al numero di apparecchi attivi alla data del 31 luglio 2015 (tale è la data fissata al riferimento dalla legge di stabilità per il 2016), circa 378.000, la predetta riduzione comporterà una diminuzione di 133.000 slot sul territorio nazionale. Per quanto riguarda la richiesta circa il divieto netto e chiaro alla pubblicità, compresa quella legata ad eventiPag. 20sportivi, si segnala che l’articolo 1, commi da 937 a 940, della citata legge di stabilità per il 2016, la n. 208 del 2015, già prevede un parziale divieto di pubblicità, esclusivamente per il settore del gioco. In particolare, il citato comma 937 recepisce i principi contenuti nella raccomandazione sul gioco d’azzardo on line della Commissione europea, estendendoli al gioco fisico ed affermando espressamente che la propaganda pubblicitaria audiovisiva di marchio prodotti di gioco con vincite in danaro è effettuata tenendo conto dei principi previsti dalla raccomandazione 2014/478/UE della Commissione del 14 luglio 2014.

Il successivo comma 938 prevede, in ogni caso, il divieto di pubblicità che incoraggi il gioco eccessivo e incontrollato, che neghi che il gioco possa comportare dei rischi, che ometta di rendere esplicite le modalità e le condizioni per la fruizione di incentivi o di bonus, che presenti o suggerisca che il gioco sia un modo per risolvere problemi finanziari o personale ovvero che costituisca una fonte di guadagno di sostentamento alternativa al lavoro piuttosto che una semplice forma di intrattenimento e di divertimento, che induca a ritenere che l’esperienza, la competenza o l’abilità del giocatore permetta di ridurre od eliminare l’incertezza della vincita o consenta di vincere sistematicamente, che si rivolga o faccia riferimento anche indiretto ai minori e rappresenti questi ultimi, ovvero soggetti che appaiono evidentemente tali intenti al gioco, che utilizzi segni, disegni, personaggi e persone direttamente e primariamente legate ai minori che possono generare un diretto interesse su di loro, che induca a ritenere che il gioco contribuisca ad accrescere la propria autostima, considerazione sociale e successo interpersonale, che rappresenti l’astensione dal gioco come un valore negativo, che induca a confondere la facilità del gioco con la facilità della vincita, che contenga dichiarazioni infondate sulla possibilità di vincita o sul rendimento che i giocatori possono aspettarsi di ottenere dal gioco, che faccia riferimento a servizi di credito al consumo immediatamente utilizzabili ai fini del gioco.

Questi punti, elencati dal comma 938, riproducono sostanzialmente i principi contenuti nella citata raccomandazione del 2014, applicabili solo in Italia anche al canale fisico di raccolta. Inoltre, il comma 938 dispone il divieto di pubblicitàPag. 21di giochi con vincita in danaro, nella fascia oraria che va dalle ore 7 alle ore 22 di ciascun giorno, nelle trasmissioni radiofoniche e televisive generaliste. Infine, relativamente alla prassi delle aziende private concessionarie di regalare danaro a chi inizia a giocare, il cosiddetto bonus, tipica del solo gioco on line, occorre precisare che il fenomeno è tanto più incontrollabile quanto maggiori sono i siti illegali presenti sul mercato. Nonostante il notevole impegno profuso dall’Agenzia e dalla Guardia di finanza nell’attività di contrasto ai siti illegali (finora sono stati oscurati oltre 6.000 siti illegali), e conseguentemente anche alla possibilità di offrire bonus incontrollati e privi di qualsiasi tutela o regola, contrariamente a quanto avviene invece nel comparto legale (ad esempio, i tetti massimi di puntata, la possibilità di autolimitarsi, la tracciatura dei flussi finanziari), il fenomeno del gioco illegale è ancora molto diffuso, nello specifico quello esercitato da soggetti situati in Paesi esteri, che offrono via web privi della concessione statale.

Ciò nondimeno, tuttavia, l’Agenzia delle dogane e dei monopoli condivide l’opportunità di introdurre misure volte a limitare la possibilità di offrire i menzionati bonus da parte dei concessionari dello Stato. In ordine alle prospettive del comparto per l’anno 2017 e seguenti, alcuni elementi inducono a ritenere probabile una contrazione, ad oggi non quantificabile, del gettito.

In primo luogo, molte delibere degli enti locali, assunte a seguito delle leggi regionali che hanno inteso disciplinare il gioco pubblico legale includono misure che comporteranno un forte ridimensionamento dell’offerta legale di gioco e, in alcuni casi, un effetto sostanzialmente espulsivo del gioco pubblico, in particolare per quanto attiene ai comparti degli apparecchi e delle scommesse. Per esempio, il comune di Genova ha previsto che, a partire dal 2 maggio 2017, le sale e i punti di gioco debbano richiedere il rinnovo delle autorizzazioni e delle licenze attualmente vigenti in base ai criteri fissati dal regolamento comunale. Ciò significa che questo tipo di attività potrà essere svolto a non meno di 300 metri da determinati e numerosi luoghi sensibili (come scuole, ospedali, cimiteri, stabilimenti balneari, istituti di cura, bancomat, compravendita di oro eccetera), comportando di fatto l’espulsione del gioco legale dalla città. I comuni di Napoli e di Firenze hanno introdotto forti limitazioni orarie all’apertura dei punti di vendita del gioco e tali limitazioni porteranno, con ogni probabilità, molti di essi alla chiusura. Molti comuni della Lombardia hanno assunto iniziative analoghe, come ad esempio i comuni di Milano e di Bergamo, che applica le misure restrittive a tutti i giochi, esclusi il Bingo e il Lotto, ma non il 10eLotto e il Superenalotto.

Infine, occorre ricordare che, seppure ad oggi ancora non è stata formalizzata l’intesa prevista dal comma 936 della legge di stabilità 2016, tuttavia il Governo si sta adoperando affinché il previsto accordo con gli enti locali, in sede di Conferenza unificata, trovi la più ampia condivisione tra le parti interessate. Tale accordo sarà volto ad un maggiore ed uniforme controllo della diffusione del gioco d’azzardo e alla realizzazione di ulteriori misure finalizzate ad arginare tale fenomeno”.

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