(Jamma) – “Con ordinanza n. 191 del 22 luglio 2016, recante per oggetto “L.R. n. 9 del 02/05/2016 disposizioni in materia di esercizio degli apparecchi e congegni automatici da gioco ed intrattenimento di cui all’art. 110, c. 6 e 7 del R.D. 77/1931 (TULPS)” l’Amministrazione comunale di Vercelli disponeva che gli apparecchi da divertimento ed intrattenimento dovessero essere spenti dalle ore 11 alle ore 16.

 

L’ordinanza entrava in vigore dal 1 agosto 2016. Lo scopo dell’ordinanza – come per la maggior parte dei provvedimenti dei comuni che leggiamo in questo particolare momento storico – sarebbe stato quello di contrastare la diffusione del gioco d’azzardo e tutelare le fasce più deboli dai pericoli della dipendenza. L’amministrazione applicava in questo modo la legge approvata dalla Regione Piemonte (L.R. n. 9 del 2 maggio 2016 “Norme per la prevenzione ed il contrasto alla diffusione del gioco d’azzardo patologico”) in materia di tutela della salute.

 

Nelle premesse dell’ordinanza dello scorso luglio vengono richiamati precedenti giurisprudenziali anche della Corte Costituzionale (sentenza n. 220 del 18 luglio 2014) senza però dare alcuna indicazione specifica riguardo la diffusione del gioco problematico sul territorio del Comune di Vercelli. Sembrerebbe, infatti prima facie che quest’ordinanza – così come per altri provvedimenti che nostro malgrado ci ritroviamo a leggere in questi ultimi anni – difetti totalmente d’istruttoria. Gli organi di governo del Comune di Vercelli parlavano nel provvedimento dello scorso luglio di fasce deboli senza fornire una chiara identificazione di questa categoria, a cui possono appartenere tutti o nessuno.

 

L’Amministrazione comunale, invece di seguire la moda dell’ordinanze no slot, avrebbe dovuto preventivamente svolgere un’indagine per verificare se veramente a Vercelli vi fossero soggetti che avrebbero potuto avere problematiche connesse alla pratica compulsiva del gioco pubblico. Non si comprende come senza un’adeguata istruttoria si possano attuare delle misure idonee, per contenere un fenomeno che magari non esiste o se esiste non si conosce. E’ come chiedere ad un medico di prescrive un farmaco senza aver fatto una diagnosi: il rischio che il paziente non guarisca o addirittura peggiori sono alte. Oppure –nei casi più frequenti- il paziente non è malato, e con la terapia prescritta inadeguatamente dal medico, rischia di ammalarsi.

 

Il Comune di Vercelli nell’emettere quest’ordinanza, individuava anche un un apparato sanzionatorio di quelli importanti – con esplicito richiamo alla Legge del Piemonte, prevedendo per ogni apparecchio rinvenuto acceso all’esito dei controlli, una sanzione che poteva andare dai euro 500 ad euro 1500.

 

Sono passati meno di due mesi dall’entrata in vigore dell’ordinanza in questione, e dopo la pausa estiva il sindaco, andando un po’ controccorrente, è ritornato sulle sue decisioni revocando il provvedimento dello scorso luglio. La decisione sarebbe arrivata dopo una serie di incontri con le locali associazioni di categoria,che si sono tenuti anche in presenza delle Amministrazioni dei comuni limitrofi. Nel corso di quegli incontri sarebbe stata chiesta una variazione degli orari di esercizio degli apparecchi da gioco, limitati dall’ordinanza del luglio scorso dalle 11.00 alle 16.00.

 

In quelle stesse occasioni sarebbe stato segnalato che l’applicazione di quelle limitazioni orarie avrebbe generato significative difficoltà occupazionali nonché un evidente fenomeno di trasmigrazione verso comuni limitrofi dove la limitazione d’orario era meno severa. Proprio in virtù di questi rilievi il Sindaco di Vercelli, con un atto di coraggio (ordinanza n. 239 del 26 settembre u.s.) ha stabilito che gli apparecchi da divertimento ed intrattenimento potranno rimanere attivi dalle 10.01 alle 3.59: viene pertanto fatto divieto di messa in funzione ed utilizzo degli stessi dalle ore 4.00 alle ore 10.00.

 

Si spera che l’ordinanza del 26 settembre sia la prima di tante ed apra una stagione di nuovi provvedimenti più illuminati. Anche i messaggi inviati dal MEF sembrano confortanti, e sebbene anche il 29 settembre ultimo scorso ci sia stata una fumata nera per la conferenza unificata, si inizia a vedere all’orizzonte qualche barlume. A fine ottobre le parti si siederanno intorno ad un tavolo, tenendo ben presente che dietro il gioco pubblico c’è un settore sano che garantisce anche tanti posti di lavoro. Non a caso il fattore occupazionale è stato uno dei motivi che hanno spinto il Sindaco di Vercelli a rivedere, in un breve lasso di tempo, le proprie decisioni”.

 

Avv. Stefano Sbordoni

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