(Jamma) “Risulta evidente la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell’art. 671 cod. proc. pen., nella parte in cui non prevede espressamente, accanto alla tossicodipendenza, la ludopatia fra gli elementi che incidono sull’applicazione della disciplina del reato continuato”. Così si sono espressi i giudici della Corte di Cassazione nel merito della ludopatia come dipendenza da equiparare alla tossicodipendenza ai fini dell’applicazione della norma dell’articolo 671 cod proc. Pen. “Non solo non vi è alcuna disparità di trattamento tra tossicodipendenti che delinquono e soggetti affetti da ludopatia che delinquono rispetto al riconoscimento della continuazione, atteso che, per entrambe le “categorie” (come per quella degli alcooldipendenti) il vincolo – e il conseguente trattamento di favore – può essere riconosciuto solo se si dimostra la sussistenza di un previo medesimo disegno criminoso tra i reati; ma la mancata menzione della ludopatia all’interno dell’art. 671 cod. proc. pen. è giustificata dalla assenza di elementi di conoscenza che indichino che i soggetti affetti da tale dipendenza siano indotti a programmare preventivamente e unitariamente una serie di delitti.

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