(Jamma) – “Ho in mente un genitore che faceva schiacciare al suo bambino il pulsante della slot machine. O una frase detta sempre da un genitore al figlio: ‘Gratta tu che sei più fortunato’.

Azioni all’apparenza innocue ma che invece inducono i più piccoli a pensare di poter avere controllo su un gioco dove, al contrario, non ce l’hanno affatto. Identificare in se stessi dinamiche, reazioni e comportamenti nell’ambito del gioco è un primo passo per capire che messaggi passiamo ai nostri figli”.

Così lo psicologo Gianni Savron, che non intende però demonizza slot e compagnia: “Diciamo solo agli adulti che è necessario essere consapevoli del livello e della modalità ai quali stiamo giocando, perché i bambini osservano e imparano così, visto che non hanno ancora un pensiero critico“.

La mente va anche anche alle ticket redemption. “Sono giochi con condizionamenti pesantissimi, visto che contengono una percentuale più o meno elevata di casualità. Sui minori creano aspettative non reali di vincita”.

Resta il fatto che se un genitore gioca, anche se non coinvolge direttamente i figli passa loro alcuni disvalori: “Se un papà torna a casa dicendo che ha vinto 20 euro, il bambino probabilmente non avrà gli strumenti per capire che magari ne sono stati puntati 200. Quel bambino sarà portato a pensare che si è trattato solo di fortuna”.

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