(Jamma) – “95 Comuni piemontesi degli oltre 1200 hanno ottemperato a quanto previsto dalla Legge regionale sul gioco d’azzardo. Di questi poco più di 20 erano già in regola prima dell’entrata in vigore della Legge, gli altri si sono adeguati in questi 4 mesi (la Legge prescriveva 90 gg per ottemperare).

 

La popolazione regionale “coperta” dai provvedimenti assomma a circa 2 milioni e 400.000 oltre la metà dei piemontesi. Rispetto all’orario di funzionamento si può stabilire una graduatoria dai Comuni più “virtuosi” che hanno sfidato gli eventuali ricorsi alla giustizia amministrativa di esercenti e concessionari a quelli che si sono limitati al compitino, il minimo previsto dalla Legge.

 

Voto 9 ai 4 Comuni che hanno ristretto l’orario degli apparecchi sotto le 8 ore al giorno: vale la pena citarli, si tratta di Stresa (per quanto riguarda i pubblici esercizi, uno dei più antichi provvedimenti regionali), Chivasso, Torre Pellice e, nelle ultime settimane Mathi, tutt’e 3 in provincia di Torino; Voto 8 ai 36 Comuni che hanno fissato in 8 ore la durata giornaliera dell’accensione degli apparecchi; tra di essi ben 31 (30 in provincia di Torino compreso Torino) hanno fissato lo stesso orario di funzionamento, 14-18 e 20-24; Voto 7 ai 41 Comuni che hanno disposto un’accensione tra le 8 e le 12 ore giornaliere; tra di essi Novara (9 ore), Biella (10 ore), Cuneo (12 ore) e altri 18 comuni della Provincia di Cuneo che si sono coordinati dandosi lo stesso orario di funzionamento (12-24); vi sono anche tra questi il Comune di Rivoli (voto 10!) che ha aperto la strada con il proprio pionieristico regolamento nel dicembre 2011 e altri 5 comuni che hanno adottato provvedimenti fotocopia rispetto a Rivoli prima dell’entrata in vigore della Legge (Settimo. T.se, Chieri, Ivrea, Cuorgnè e Rivalta T.se, tutti con orario 12-23); Voto 6 ai 2 piccoli Comuni che hanno stabilito orari di accensione superiori alle 12 ore; Insufficienza a quei 12 Comuni che si sono limitati al compitino definendo solo il “minimo sindacale” delle ore di spegnimento; le 3 ore minime prescritte dalla Legge ad Asti e Alessandria e in altri 8 piccoli Comuni (Crescentino, Vilanova M.to, Villafalletto, Trivero, Soprana, Valle Mosso, Mosso e Varallo Pombia), poco di più a Gattinara. Un bel 4 a Vercelli che a luglio si era attestato al compitino delle 5 ore di spegnimento (dalle 11 alle 16) e che a settembre alla prima lamentazione dei commercianti del gioco ha modificato in modo offensivo per lo spirito della norma l’orario di black-out definendolo dalle 4 del mattino (sic!!!) alle 10.

 

Non classificabili oltre 1100 Comuni che ancora non hanno provveduto, ma tra di essi sicuramente una grave insufficienza a quelli maggiori, sopra i 10.000 abitanti: sono Carmagnola, Novi Ligure, Tortona, Fossano, Orbassano, Trecate, Acqui Terme, Valenza, Leinì, Galliate, Volpiano, Omegna, Vinovo, Borgaro Torinese, Rivarolo Canavese, Trofarello, Santena, Poirino, San Maurizio Canavese, Canelli, Nizza Monferrato, Ovada, Racconigi, Borgosesia, Oleggio, Cameri, Castelletto sopra Ticino. Non giudicabile Verbania, che ha rischiato in passato di essere punita gravemente e ingiustamente per il proprio provvedimento antesignano in Italia”.

 

Paolo Jarre (Presidente della Società Italiana Tossicodipendenze Piemonte e Valle d’Aosta e Coordinatore Servizi per il Gioco d’azzardo patologico del Piemonte)

Commenta su Facebook