(Jamma) – “Una delle indagini realizzate a Bitonto meno di un anno che ha coinvolto 230 studenti, in età compresa fra i 13 e i 16 anni rileva che circa metà degli intervistati (48%) di sesso maschile e il 20% di sesso femminile, hanno dichiarato di scommettere nonostante vi sia una legge che impone precise restrizioni ai minori in tema di giochi con vincita di denaro.

Gli intervistati hanno dichiarato le loro preferenze: frequentano i centri scommesse il 52%, bar e tabaccai il 19% mentre solo il 16% ha dichiarato di giocare on line tramite il proprio pc. L’89% degli intervistati ha dichiarato di puntare fino a 10 euro a giocata mentre un significativo 7% spende più di 30 euro a giocata. Le risorse vengono reperite direttamente dai genitori (61% dei casi), da regali di parenti e amici (23% dei casi) o dai propri risparmi (15% dei casi). L’88% degli studenti che scommette ha un rendimento scolastico non eccellente o scarso, nel 77% dei casi vivono in gruppi familiari numerosi, di «dispersione delle relazioni» per cui è più facile avvicinarsi al gioco d’azzardo in maniera assolutamente non vigilata tant’è che il 23% ha dichiarato che il gioco d’azzardo può essere fonte di reddito. Questi dati dovrebbero aprire gli occhi degli educatori, perché credo siano dati similari verrebbero riscontrati nelle altre realtà scolastiche”.

Lo ha dichiarato Mons. Alberto D’Urso, Presidente della Consulta Nazionale Antiusura Giovanni Paolo II e della Fondazione Antiusura San Nicola e Santi Medici, intervenendo alla Seconda Assemblea Nazionale Forum Bambini e Mass Media che si è tenuta stamani a Bari.

“L’azzardo è una delle principali cause che alimentano il fenomeno dell’usura. Un dato di fatto che nasce, prima che da indagini, da una esperienza ormai più che ventennale di ascolto di tante persone vittime dell’usura. Nell’azzardo sono direttamente o indirettamente coinvolti tanti bambini e adolescenti. Il consumo della televisione e quello degli svariati tipi di mass media tra bambini e adolescenti induce alla convinzione che il talent show rappresenti un’ipotesi di carriera, in cui il premio è la instant celebrity, trasferendo i principi della lotteria alla propria vita” ha continuato Mons. D’Urso.

“Purtroppo l’attenzione dei Media è focalizzata sui vincitori di grosse somme alla lotteria piuttosto che sui milioni di persone che perdono, mentre perdere sembra essere un affare privato, il pubblico è bombardato da immagini di grandi vincitori che possono fungere da potenti fonti vicarie di rinforzo positivo dell’azzardo. Occorre tener conto che la esposizione dei bambini a pubblicità dell’azzardo (non selettiva, spesso in onda in fasce non protette o in popolari programmi di intrattenimento) è piuttosto rilevante: televisione, radio, web, videogiochi, Ipod, riviste, giornali, affissioni in città e sui mezzi di trasporto presentano allettanti inviti a giocare inducendo a credere che giocare d’azzardo sia divertente, eccitante ed un buon modo per fare soldi facilmente.

Le pressioni pubblicitarie dell’azzardo influenzano la formazione delle connessioni cerebrali risvegliando e manipolando le emozioni più significative dei bambini: l’amore, che connota affetto, romanticismo e sesso; la paura, declinabile in violenza, terrore, orrore, crudeltà e guerra; il dominio, l’aspirazione dei bambini di essere indipendenti dagli adulti e il loro desiderio di padroneggiare nuove capacità; la fantasia, che fornisce gli strumenti che consentono di creare un mondo fantastico; l’umorismo, che fa sperimentare il limite e il prendersi gioco degli adulti facendo follie; l’effetto specchio, cioè il desiderio dei bambini di imitare il mondo adulto agendo da protagonisti.

Se si pensa che il gioco, considerato come categoria cognitiva ed emotiva che serve allo spiazzamento dalla realtà e alla emergenza dell’alterità, ossia come modo di percepire, vivere e costruire una realtà che sarà poi quella dell’adulto, si può facilmente immaginare i danni provocati dai cosiddetti “nuovi giochi”, che abituano alla violenza, al pericolo, all’horror. Non sono fonti di educazione, ricreazione, di socializzazione e di crescita per i ragazzi”.

Commenta su Facebook