(Jamma) Il Tar Lombardia ha respinto il ricorso intentato da Sapar contro la delibera con la quale il Consiglio comunale di Cremona ha approvato il regolamento delle sale da gioco d’azzardo lecito e per l’installazione di apparecchi da gioco di cui all’art. 110 commi 6 e 7 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza. I giudici hanno infatti ritenuto di accogliere le eccezioni del Comune sulla “inammissibilità del ricorso per carenza di legittimazione ovvero interesse della associazione ricorrente, la quale raggruppa in sintesi i fornitori degli apparecchi in questione, e quindi non avrebbe titolo per contestare una normativa che concerne invece i gestori dei pubblici esercizi in cui gli stessi vengono installati perché i clienti li utilizzino”. Il Comune ha infatto chiesto di respingere il ricorso “affermando di avere adottato misure ragionevoli all’esito di un’istruttoria estesa anche a consultazioni con la Confesercenti, cui la SAPAR aderisce. Afferma poi che la previsione dell’art. 3 citato non è certo senza limiti, ma fa salva la normativa anche di legge vigente”.

I giudici hanno rilevato che ” il processo amministrativo, che è una specie del più ampio genere dei processi civili, non integra una giurisdizione cd. di diritto oggettivo, volta cioè ad accertare la legalità dell’azione amministrativa in quanto tale, ma è pur sempre un processo di parti, finalizzato alla difesa degli interessi di cui esse siano in concreto titolari.  Ne consegue che, per principio generale, possa proporre ricorso contro un provvedimento amministrativo non ogni soggetto dell’ordinamento, ma soltanto quello che sia titolare, rispetto al provvedimento stesso, di legittimazione ed interesse ad agire. In altre parole, per proporre il ricorso si deve esser titolari di una specifica situazione giuridica soggettiva di vantaggio in ordine a un bene della vita, situazione diversa da quella della generalità dei consociati, ed allegare che dall’accoglimento del ricorso se ne ricaverebbe un’utilità altrettanto specifica .

La giurisprudenza, per quanto qui più interessa, è particolarmente restrittiva nel delineare il tipo di utilità che dal ricorso si deve poter ricavare, evidenziando che essa deve rimediare a un “pregiudizio specifico” – così ad esempio C.d.S. sez. IV 2 febbraio 2016 n°383- e non basta corrisponda ad un vantaggio economico di qualche tipo – come argomentato ad esempio da C.d.S. sez. IV 6 aprile 2016 n°1338. Si osserva infatti – di recente, per tutte C.d.S. sez. VI 28 dicembre 2015 n°5846- che un vantaggio generico e indiretto derivante dall’annullamento radica se mai l’interesse di mero fatto che permette di proporre intervento, ma non di agire in via principale.

Alle suddette regole generali, nei casi come il presente, in cui il ricorso sia proposto da un ente collettivo come un’associazione, se ne affianca una particolare. L’ente infatti è titolare di legittimazione e interesse solo per proteggere interessi suoi propri, non riducibili come regola a quelli dei singoli, o ad una mera somma degli stessi: così, come più recente, ad esempio C.d.S. sez. VI 18 aprile 2013 n°2152.

Applicando i principi appena delineati al caso di specie, la legittimazione e l’interesse della ricorrente SAPAR vanno escluse.

Da un lato, non è controverso in fatto quanto risulta ad una semplice lettura del regolamento impugnato: esso riguarda il funzionamento delle macchine da gioco, ovvero, in sintesi estrema, gli orari ed i luoghi in cui si può giocare, e quindi interessa il rapporto fra il cittadino giocatore e l’esercente, di solito il titolare di un bar, il quale gli offre la possibilità di giocare all’interno del proprio esercizio; si disinteressa invece, in linea di principio, delle modalità – che si presumono lecite- con le quali l’esercente stesso si procura gli apparecchi (cfr. doc. 1 ricorrente).

Dall’altro lato, è altrettanto incontroverso il carattere della SAPAR, la quale raggruppa coloro i quali, sempre in sintesi estrema, non hanno alcun diretto rapporto col pubblico dei giocatori, ma forniscono soltanto i relativi apparecchi agli esercenti, perché al pubblico stesso li mettano a disposizione. In tal senso, quindi né la SAPAR in quanto tale, né il singolo associato alla stessa – quand’anche ciò bastasse- ricavano un diretto pregiudizio dal regolamento impugnato.

 La difesa della SAPAR ha sostenuto sul punto che il pregiudizio ci sarebbe, e sarebbe rappresentato dalla contrazione del mercato indotta secondo logica da ogni normativa di disfavore. E’ però agevole notare che tale pregiudizio rappresenta proprio uno svantaggio economico di carattere indiretto e generico, della specie che consente solo la più limitata tutela dell’intervento nelle cause proposte da soggetti pienamente legittimati”.

 

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