(Jamma) – Una legge nazionale che assoggetta l’esercizio dell’attività di giochi di roulette, giochi di carte, giochi di dadi e giochi con apparecchi automatici (slot) a una licenza concessa per la gestione di casinò, non costituisce una «specificazione tecnica», ai sensi dell’articolo 1, punto 3, della direttiva 98/34, poiché essa non si riferisce al prodotto o al suo imballaggio in quanto tali e non definisce una delle caratteristiche richieste di un prodotto.

Così si sono espressi i giudici di dela Corte di Giustizia dell’Unione Europea chiamati a stabilire se la norma in questione, adottata dalla Polonia, dovesse o meno essere comunicata alla Commissione Eu rientrando nella nozione di «regola tecnica», ai sensi della direttiva 98/34 e quindi soggetta all’obbligo di notifica in forza dell’articolo 8, paragrafo 1, di detta direttiva, il cui inadempimento è sanzionato con l’inapplicabilità di una regola siffatta.

La controversia si riferisce al sequestro da parte dell’Ufficio delle dogane I di Łódź di apparecchi da gioco (slot) e alla citazione in giudizio di due persone per aver organizzato, nel periodo dal 6 luglio 2012 al 23 gennaio 2013, giochi con apparecchi automatici senza la licenza per la gestione di casinò ai sensi dell’articolo 6, paragrafo 1, della legge sui giochi d’azzardo. Un atto del genere è considerato una violazione delle norme del diritto tributario polacco.

Il Tribunale nazionale ha dichiarato il non doversi procedere e il direttore dell’Ufficio delle dogane ha impugnato l’ordinanza stessa. Da qui il Tribunale regionale di Łódź, Polonia ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte la seguente questione pregiudiziale:

«Se l’articolo 8, paragrafo 1, della direttiva 98/34 possa essere interpretato nel senso che l’omessa notifica di disposizioni ritenute di natura tecnica renda possibili effetti diversi, ossia che, per le disposizioni inerenti alle libertà non soggette ai limiti di cui all’articolo 36 TFUE, l’omissione della notifica comporti che esse non possano essere applicate al caso concreto da decidere, mentre, per le disposizioni relative alle libertà soggette ai limiti di cui all’articolo 36 TFUE, sia ammissibile che il giudice nazionale, il quale è al contempo giudice dell’Unione, valuti se esse, ancorché non notificate, siano conformi ai requisiti dell’articolo 36 TFUE e non siano soggette alla sanzione di inapplicabilità».

Per i giudici della Corte Eu “l’articolo 1 della direttiva 98/34 deve essere interpretato nel senso che una disposizione nazionale, come quella oggetto del procedimento principale, non rientra nella nozione di «regola tecnica», ai sensi di tale direttiva, soggetta all’obbligo di notifica ai sensi dell’articolo 8, paragrafo 1, di detta direttiva, il cui inadempimento è sanzionato con l’inapplicabilità di una regola siffatta”.

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